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La guerra contro il cloro. Salviamo il soldato Miccoli

Lo spettacolo non è dei più edificanti. Ma così è: l’ex segretario del Pd romano, Marco Miccoli, un passato in prima linea nel sindacato di base e una carriera nel partito, culminata con il paracadute che gli ha aperto le porte della Camera dei Deputati, deve proprio soffrire di una sindrome da capitalismo. Una specie di virus da classe operaia d’inizio secolo dove i ricchi sono maledetti e solo chi lavora con le mani in fabbrica può ambire al regno dei cieli dei non credenti.
Non si spiegherebbe altrimenti l’ira che accompagna ogni sua dichiarazione contro il collega deputato Renato Brunetta, reo di avere una villa con piscina, come e meglio dei classici cattocomunisti che hanno interrotto per anni i week end a Capalbio e dintorni per volare a Roma a votare Pci, Pc, Pidiesse, Diesse e Democratici.
L’ultima esternazione anti-Brunetta, due minuti dopo che mezzo Governo aveva riposto alle interrogazioni del Pdl che lotta contro la discarica a due passi dal Divino Amore e che chiede che il potere di un commissario all’emergenza non deroghi da tutte le leggi. Magari sulle procedure sì, ma non sulle leggi che tutelano aria, acqua Beni. E che fa Miccoli? Si inventa di sana pianta una chiave di lettura delle parole del ministro Bray e le usa per attaccare il suo nemico numero 1. Eccolo all’opera: “Si tratta di un altro smacco per Brunetta e per le sue crociate a difesa del villone con piscina sull’Ardeatina, e allo stesso tempo l’ennesima certificazione del buon lavoro svolto dal prefetto Sottile, dal ministro Orlando, dal presidente Zingaretti e dal sindaco Marino. Brunetta si rassegni e metta le sue energie, l’ufficio legislativo del Pdl e della Camera al servizio dei problemi del Paese e non della sua magione posta ad un chilometro da Falcognana”.
Tralasciamo lo stile, per il quale sarebbe consigliabile un corso di eleganza all’amico Miccoli ma perché tanto astio per una piscina? Manco fosse nel centro di Roma. Ora Miccoli guadagna più o meno quello che guadagna Brunetta, eccezion fatta per la “dazione al partito” che però è una libera scelta. C’è chi adotta un elefante a distanza, chi, manda i soli alla Caritas (e fa bene), chi sostiene il credo politico e chi si fa costruire una piscina. Che non è un peccato.
La crociata contro il cloro e l’antialghe finisce anche per ingannare l’orizzonte miccoliano: le parole del ministro per l’Ambiente vengono a tal punto travisate da venir riportate come se il Governo avesse deciso che la discarica s’ha da fare e non come un panegirico ministeriale che sostanzialmente afferma l’esistenza di super vincoli e poi rimette il cerino in mano al commissario. Così il deputato Pd si scatena, inventando di sana pianta affermazioni ministeriali: “Il sito di Falcognana, essendo operativo già dal 2010, può legittimamente continuare a funzionare soprattutto se otterrà non più rifiuti pericolosi bensì scarti di lavorazione inerti dei rifiuti solidi urbani”.
Così Marco Miccoli fa anche autogol: espone il fianco al sempre silenzioso e mai troppo efficace deputato Pd, Vincenzo Piso, che diventa un gigante e lo sbugiarda, accusandolo di essere un falsificatore: “Cosa avrà mai sentito il distratto e spudorato Miccoli?”: Ecco anche noi ci poniamo lo stesso quesito. Forse un momento di distrazione? Oppure una obbedienza totale al partito e alle scelte del comandante Zingaretti?

Fabio Carosi