Le indagini sulla morte di Dafne Rebaudo, la trentenne trovata senza vita ai piedi di un palazzo di Tor Bella Monaca il 13 luglio, restano aperte. Gli inquirenti della Procura di Roma stanno riesaminando ogni dettaglio del fascicolo, dopo la scarcerazione del compagno, avvenuta in seguito alla perizia medico-legale che ha escluso segni di colluttazione diretta. La decisione, contestata dalla madre Laura Grispigni, ha riacceso il dibattito sulla gestione delle prove e sulla ricostruzione della dinamica della caduta.
Le nuove verifiche e le incongruenze da chiarire
Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, gli accertamenti si concentrano su tracce biologiche e digitali: messaggi, chiamate e accessi ai dispositivi di Dafne nelle ore precedenti alla morte. Gli investigatori vogliono capire se la giovane sia precipitata volontariamente o se qualcuno l’abbia spinta. Restano da chiarire anche le testimonianze dei vicini, che avrebbero sentito urla e rumori provenire dall’appartamento poco prima del tragico volo.
Il nodo della perizia e le contestazioni della famiglia
La perizia che ha portato alla scarcerazione del compagno si basa sull’assenza di segni compatibili con una colluttazione. Tuttavia, la famiglia contesta la valutazione, sostenendo che alcuni elementi non siano stati approfonditi, come la posizione del corpo e la traiettoria della caduta. La madre di Dafne insiste: «Con quella perizia l’hanno uccisa due volte». La Procura, pur non avendo ancora formulato nuove ipotesi di reato, ha disposto ulteriori analisi sui reperti raccolti nell’appartamento e sulle telecamere di sorveglianza della zona.
La rabbia della madre dopo la scarcerazione
«Non mi sento molto bene, ho una forte emicrania e qualche giorno fa sono stata al pronto soccorso perché mi si era gonfiata una vena sulla tempia e avevo la pressione molto alta. Con la perizia con cui è stato scarcerato il compagno di mia figlia, Dafne l’hanno uccisa due volte». Laura Grispigni, madre di Dafne, raggiunta dai microfoni di Ore 14, la trasmissione di Salvo Sottile su Rai 2, Grispigni esprime la sua preoccupazione: «Temo che chi è stato scarcerato possa lasciare il Paese. Evidentemente non è stata considerata questa eventualità».
Un caso che divide e scuote l’opinione pubblica
Il caso Rebaudo ha assunto una forte risonanza mediatica, anche per le contraddizioni tra la serenità che la giovane mostrava nei giorni precedenti e l’ipotesi del suicidio. L’ultimo messaggio inviato – «Lunedì passo in banca» – è diventato il simbolo di una vita che non sembrava destinata a spegnersi. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma non escludono nuove audizioni e approfondimenti tecnici per chiarire ogni punto oscuro.


