Per i romani il messaggio va ben oltre la fisiognomica politica e l’accostamento tra il salume e l’ex presidente Romano Prodi. La mortadella, sinonimo di alimento povero, quasi ultima spiaggia per chi non ha neanche la cicoria, da qualche giorno è comparsa sui manifesti elettorali.

Pasquinata, insulto, avvertimento per chi va ai seggi. Il salume povero e gustoso, di fatto sta cancellando la campagna elettorale dei candidati di centrodestra e centrosinistra e più una furbata da guerrilla marketing, sembra l’avvio di una stagione di “rivoluzione silenziosa” contro l’attuale classe politica. Ma chi copre in manifesti? Nessuna firma, nessuna tipografia citata. Dai Verdi a Zingaretti, transitando per Storace e Monti, la mortadella sta invadendo Roma.
E c’è chi giura che tra lunedì e martedì il nascente partito della mortadella si svelerà. Per ora con poca carta, il candidato è “mascarato”.
