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La nuova evangelizzazione. Una lezione per Roma

Svolta in Vaticano: è stato eletto Papa il primate della Chiesa argentina,  Jorge Mario Bergoglio figlio di poveri emigranti piemontesi dei primi del ‘900. Ha scelto il nome di Francesco, scelta radicale e novità assoluta in materia. Sorpresissima tra gli esperti, preveggenti, comunicatori, sondaggisti e scommettitori. Bella e patinata la trasmissione di Bruno Vespa in prima serata. Accurata la analisi, eleganti gli ospiti, religiosi e laici: primo papa sudamericano, la Chiesa interprete dell’oltre atlantico e del Sud del Mondo. Papa che sceglie la povertà francescana, gesuita rigoroso, uomo semplice: gira in metropolitana, vive tra la gente. Tifa calcio per il San Lorenzo de Almagro, quartiere degli emigranti. Ama il tango. E’ stato fidanzato prima di farsi prete a 32 anni. Arcivescovo di Buenos Aires dal 1999, cardinale dal 2002.

Nessuno però che abbia messo a fuoco la sostanza. Bergoglio è soprattutto esperto in sofferenza: è l’uomo che ha attraversato e vissuto tutte le sofferenze argentine. L’Argentina, dal benessere alla povertà, prima vittima della globalizzazione economica e finanziaria; la dittatura militare dopo la democrazia; la sconfitta delle Isole Falkands; gli oppositori del regime scomparsi e le madri della Plaza de Majo; i cortei con le pentoladas.
Papa Francesco ha vissuto nel profondo la sofferenza argentina e quella postmoderna, conscio della radicale fragilità dell’uomo di oggi (se non sorretto dalla fede e dalla speranza) e della repentina reversibilità delle sue fortune. Si pone dalla parte dei poveri e degli ultimi come condizione per vivere Cristo. La sofferenza come presupposto inevitabile della speranza e della fede.

Nulla di più lontano dal cattolicesimo vissuto dalla  prospettiva della Curia e dei Sacri Palazzi. Nulla di più diverso dai mezzi busti televisivi in tonaca e dalla farisaica distanza tra predicato e vissuto. Senza sofferenza, semplice e autentica, non c’è vita cristiana.

Lezione per Roma: un nuovo vescovo pastore per la diocesi di Roma caput mundi. Si preparino i cattolici di Roma ad una nuova evangelizzazione. Impegno durissimo, concetto angolare. I ricchi si rendano attivamente disponibili a ridurre le diseguaglianze sociali, prendano coscienza che la loro ricchezza è anche edificata sulle quotidiane sofferenze dei poveri. La stessa comunità di Sant’Egidio scenda dalla sua “esemplarità” e apra una nuova fase travolgente di carità. Il nuovo pastore si aspetta da Roma un fiume di carità ben più grande del Tevere. Il rampollo Marchini si sbrighi ad apprendere la lezione e sostanzi la sua candidatura con una nuova apertura al sociale e soprattutto ai poveri e agli ultimi.

La comparsata televisiva di Alemanno, incapace di un benché minimo giudizio sull’evento e fermo nella sua funzione di comandante in capo delle guardie Municipali (“abbiamo mobilitato almeno mille uomini”) è stata involontariamente comica.

Lezione per l’Italia: il Conclave ha dimostrato che senza svolta oggi non c’è prospettiva di vita autentica per le istituzioni. Rischiano di disseccarsi se manca l’osmosi tra base e vertici. Se le elezioni politiche hanno espresso una profonda volontà di cambiamento, si cambi.
Intanto, a partire dall’unica istituzione di cui è certa la durata, la Presidenza della Repubblica (sette anni). Il resto è fumo passeggero. Bersani abbia il coraggio di chiudere quanto prima il mercatino delle pulci (Zanda, Calipari, Zoggia) e proponga a Grillo un accordo serio sul Quirinale. D’Alema, svelto a distribuire le presidenze delle due Camere ed a promettere poltrone da ministro al fine di assicurarsi il Quirinale, si metta l’animo in pace. Convinca, viceversa, con argomenti nobili ed altruistici, i commilitoni e concorrenti Prodi ed Amato a sgombrare il campo. Scelga, insieme a loro, sofferenza e povertà e lasci finalmente Bersani libero e responsabile. Grillo, interprete dei nuovi poveri e sofferenti (ma personalmente né povero né sofferente) colga l’occasione del Quirinale per radicarvi, insieme a Bersani, un uomo nuovo a garanzia di un nuovo corso politico democratico. Si scelga un uomo esemplare, di alta cultura: un “cittadino”.
Ma esiste?

Amen