La nuova mappa dei quartieri di Roma, presentata ieri, non è una semplice fotografia urbana, ma uno strumento per orientare politiche pubbliche più mirate, capaci di rispondere alle esigenze delle comunità locali con servizi, collegamenti e interventi di prossimità.
Il nuovo lavoro – quattro anni di analisi, confronto e partecipazione – individua oggi 332 quartieri, conferma i 22 rioni storici e introduce 100 zone funzionali riconosciute dai cittadini, dai parchi agli ospedali fino ai penitenziari.
Una lettura aggiornata della Capitale
È una lettura aggiornata della capitale, finalmente coerente con una metropoli policentrica che vive e cresce oltre i confini immaginati negli anni Settanta. Oltre il Grande raccordo anulare sono stati riconosciuti 142 quartieri, con il VI municipio che da solo ne porta in dote 36: comunità cresciute rapidamente, migliaia di residenti che per la prima volta entrano nella rappresentazione ufficiale della città. Oggi un terzo dei romani vive fuori dal Gra: ignorarlo non è più possibile.
Per capire la portata del cambiamento basta tornare alle vecchie mappature: la toponomastica del 1961 con i suoi 35 quartieri, poi le 155 zone urbanistiche introdotte nel 1977 dall’amministrazione Argan. Da allora mezzo secolo di trasformazioni ha ridisegnato Roma senza che la rappresentazione ufficiale riuscisse a tenere il passo. La città si è allargata, sono nate nuove centralità, interi territori hanno sviluppato identità precise rimaste però fuori dalle mappe.
Integrazione tra ricerca scientifica e partecipazione civica
La nuova mappa non ridisegna i perimetri, ma prova a raccontare Roma integrando ricerca scientifica e partecipazione civica, mettendo insieme fonti storiche, urbanistiche e statistiche con le percezioni e il senso di appartenenza delle comunità. L’obiettivo è capire chi abita i quartieri, come si muove, quali servizi usa, quali mancano: una base conoscitiva per orientare scelte su mobilità, welfare, cultura, scuole, spazi pubblici e infrastrutture.
Il progetto nasce da un percorso di collaborazione che ha coinvolto municipi, università, Istat, associazioni, comitati e migliaia di cittadini. Oltre quattromila osservazioni sono arrivate attraverso il portale del Comune, insieme a incontri tecnici e momenti di confronto che hanno progressivamente modellato la geografia finale. Per il sindaco Roberto Gualtieri è “uno strumento molto importante”, frutto di anni di studi e ascolto. Non un censimento, insiste, ma una chiave di lettura che permette di superare la vecchia dicotomia centro-periferia: Roma è fatta di centinaia di comunità, ciascuna con una propria storia e identità.

