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Lazio, il lavoro fa più male: impennata del 9,5% degli infortuni

La Cgil ha reso noti i dati relativi agli incidenti sul lavoro nel Lazio: gli infortuni registrano un +9,6%

Lazio, il lavoro fa più male: impennata del 9,5% degli infortuni

I numeri della sicurezza sul lavoro nel Lazio disegnano un quadro drammatico. Nei primi quattro mesi del 2026, le denunce di infortunio nella regione hanno subito un’impennata preoccupante, segnando un incremento del 9,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A lanciare l’allarme è la Cgil Roma e Lazio, che ha analizzato gli ultimi dati Inail rilevati al 30 aprile.

Le cifre non lasciano spazio a interpretazioni: si passa dalle 13.884 denunce del primo quadrimestre 2025 alle 15.208 del 2026. Ma il dato che fa più male è quello che riguarda le vite spezzate, con i lavoratori che hanno perso la vita sul posto di lavoro che salgono da 21 a 24 casi complessivi.

La mappa del rischio: Roma maglia nera per i decessi

La crescita degli infortuni non è omogenea, ma si concentra con forza sulla Capitale e sulla sua area metropolitana. A Roma le denunce balzano da 10.968 a 12.101, ed è proprio qui che si consuma la vera tragedia. Dei 24 infortuni mortali registrati in tutta la regione, ben 20 sono avvenuti nella sola provincia romana.

Il segno più compare purtroppo in quasi tutte le altre province del territorio. Latina sale da 1.102 a 1.197 denunce, Viterbo cresce da 621 a 701 casi e Rieti passa da 387 a 402. L’unica eccezione è rappresentata da Frosinone, che resta sostanzialmente stabile a quota 807 casi rispetto agli 806 dell’anno precedente. I settori più colpiti dalle morti bianche abbracciano l’intera economia del territorio, partendo dall’agricoltura e dalle costruzioni fino al manifatturiero, al commercio, alla ristorazione.

Anagrafe del pericolo: aumentano gli infortuni tra i giovani e gli over 65

L’aumento dei bollettini medici colpisce in modo trasversale quasi tutte le fasce d’età, raccontando sia le difficoltà dei più giovani sia l’allungamento della vita lavorativa per i più anziani.

L’incremento più netto tra le classi centrali si registra nella fascia tra i 30 e i 34 anni, dove le denunce passano da 1.211 a 1.401. Preoccupa fortemente la crescita tra i ragazzi dai 20 ai 24 anni, che salgono da 882 a 976 infortuni, ma fa riflettere anche l’aumento dei lavoratori tra i 65 e i 69 anni, passati da 305 a 361 denunce. La fascia anagrafica più colpita in assoluto resta comunque quella compresa tra i 50 e i 54 anni, che fa registrare ben 1.834 casi rispetto ai 1.669 del 2025.

L’affondo della Cgil: “Dati parziali, ora lo spettro dell’emergenza caldo”

Secondo il sindacato guidato dalla Cgil Roma e Lazio, la realtà sul campo potrebbe essere persino peggiore di quella descritta dalle tabelle ufficiali dell’Inail.”Questi dati, seppur gravi, rappresentano sempre una parzialità perché non sempre le lavoratrici e i lavoratori sono in condizione di poter denunciare gli infortuni”.

Da qui la richiesta perentoria alle istituzioni per rafforzare immediatamente gli enti preposti all’attività preventiva ed ispettiva. Si tratta per la Cgil di una necessità che diventa urgenza assoluta proprio in queste settimane, in cui l’emergenza legata al caldo estivo rappresenterà un ulteriore e gravissimo fattore di rischio per la salute dei lavoratori, specialmente nei cantieri e nei settori all’aperto.