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Lavoro nel Lazio, è allarme rosso: 8 milioni di ore di cassa integrazione e crisi a catena. La CGIL chiede a gran voce un cambio di passo

Nel Lazio sono state autorizzate oltre 8,1 milioni di ore di cassa integrazione nel primo semestre 2026, con il manifatturiero e Cassino in prima linea. La Cgil chiede un piano regionale su industria, energia, contratti e fisco per evitare che l’emergenza diventi strutturale.

Lavoro nel Lazio, è allarme rosso: 8 milioni di ore di cassa integrazione e crisi a catena. La CGIL chiede a gran voce un cambio di passo

Da Cassino al commercio, passando per logistica e servizi, il quadro occupazionale si fa più fragile. La Cgil invoca una vera politica industriale, meno tasse locali e una stretta sui contratti pirata.

L’autunno del lavoro nel Lazio si apre con un dato che pesa più di molti slogan: oltre 8,1 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate nei primi sei mesi del 2026. Di queste, il 56,8% riguarda il manifatturiero, il comparto che più di ogni altro segnala una difficoltà strutturale del sistema produttivo regionale.

Il punto più delicato resta Frosinone, che concentra il 33,6% delle ore complessive. A fare da epicentro è la crisi di Stellantis Cassino, dove la frenata produttiva coinvolge anche indotto e appalti. Nel solo automotive, 639.536 ore di cassa integrazione su 671.296 autorizzate nel Lazio riguardano proprio Cassino.

Non solo Cassino: crisi diffuse in tutta la regione

Il problema, però, non si ferma ai cancelli dello stabilimento ciociaro. Commercio, logistica, servizi e costruzioni mostrano segnali di sofferenza, mentre restano aperte vertenze che interessano realtà diverse, dai grandi marchi della distribuzione alle aziende alimentari e ai call center.

La Cgil di Roma e Lazio legge questi numeri come il segnale di una fase che non può più essere affrontata solo con gli ammortizzatori sociali. Il segretario generale Natale Di Cola chiede un cambio di passo: più programmazione economica, investimenti, politiche industriali e strumenti capaci di difendere i posti di lavoro prima che la crisi diventi irreversibile.

La ricetta Cgil: energia, contratti e tasse

Il sindacato mette sul tavolo tre priorità. La prima riguarda il costo dell’energia e la necessità di accompagnare la riconversione produttiva. La seconda è la lotta ai contratti pirata e al dumping salariale, insieme a regole più stringenti negli appalti e maggiori investimenti sulla formazione.

La terza riguarda il fisco locale. La Cgil chiede a Regione Lazio e Comune di Roma di ridurre il peso delle addizionali Irpef: secondo Di Cola, l’eliminazione delle maggiorazioni potrebbe restituire circa 500 euro medi l’anno a lavoratori e pensionati. Il messaggio, in sostanza, è semplice: la cassa integrazione può tamponare l’emergenza, ma non può diventare una politica industriale.