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Lavoro, tra intelligenza artificiale e fuga di talenti: le nuove generazioni cambiano le regole del mercato

Trasformazioni in atto tra IA, competenze digitali e green economy: crescono le opportunità, ma aumenta la fuga dei giovani all’estero

Lavoro, tra intelligenza artificiale e fuga di talenti: le nuove generazioni cambiano le regole del mercato

Le competenze digitali e green guidano la trasformazione del mercato professionale nel 2026, ma mentre le aziende cercano profili sempre più qualificati, molti ragazzi italiani continuano a guardare oltre confine in cerca di stipendi migliori, crescita e maggiore meritocrazia

Il 2026 si sta delineando come un anno di profonda trasformazione per il mondo del lavoro. Il rapido imporsi dell’intelligenza artificiale, la transizione energetica, l’invecchiamento della popolazione e la diffusione di modelli organizzativi inediti stanno ridisegnando le competenze richieste dalle imprese e le aspettative delle nuove generazioni. Da una parte, infatti, cresce la domanda di figure professionali specializzate; dall’altra, invece, i giovani sembrano sempre meno disposti ad accettare percorsi lavorativi caratterizzati da scarse prospettive di crescita, rigidità organizzativa o retribuzioni considerate non adeguate, preferendo di gran lunga emigrare e orientarsi su mercati ritenuti più dinamici e meritocratici. Una situazione che si riflette non solo nei numeri e nei rapporti di domanda/offerta circoscritti alla Capitale, ma anche e soprattutto in quelli relativi all’intero territorio nazionale.

Le professioni che guideranno il mercato del lavoro dal 2026 in poi

È in atto quindi un importante cambiamento che non può essere ignorato e i cui effetti vengono confermati persino dalle più recenti previsioni occupazionali. Stando a quel che riporta il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, tra il 2025 e il 2029 il fabbisogno occupazionale in Italia sarà compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori, a causa sia della crescita economica (per quanto rallentata) sia della necessità di sostituire quei lavoratori che scelgono di lasciare il nostro Paese. Nello specifico, una quota significativa riguarderà professioni ad alta specializzazione e competenze tecniche avanzate.

Non a caso, tra i profili più richiesti emergono gli specialisti dell’IA, i tecnici di analisi dei dati, gli esperti di cyber security, gli sviluppatori di software e gli ingegneri delle discipline STEM. Parallelamente cresce la domanda di figure legate alla sostenibilità, all’efficienza energetica e alla gestione dei criteri ESG, ormai entrati stabilmente nelle strategie aziendali. Di conseguenza, le competenze richieste dalle imprese mostrano una variazione impressionante che, allo stesso modo, non passa inosservata.  Ad esempio, in riferimento agli ultimi dati disponibili, nel 2025 il 72% delle ditte italiane ha dichiarato di aver investito in almeno un ambito della transizione digitale, mentre le relative competenze risultano necessarie nel 61,2% delle nuove assunzioni programmate. Inoltre, quasi una posizione su due richiede conoscenze informatiche e matematiche avanzate.

Tuttavia, le stime Excelsior mostrano che il settore digital non è l’unico ad aver subito una rapida evoluzione. Oltre a quanto abbiamo già osservato, circa sei lavoratori su dieci devono infatti possedere abilità legate alla sostenibilità o all’innovazione tecnologica. Ugualmente per quel che riguarda il settore sanitario, nei cui ambiti, per via dell’invecchiamento della popolazione e della crescente attenzione al benessere psico-fisico della persona, si registra un innalzamento della domanda di medici, infermieri, tecnici sanitari e specialisti dell’assistenza alla persona. Lo stesso si può dire per i comparti logistica, commercio, consulenza e servizi avanzati, i quali manterranno una forte capacità di assorbimento di nuova forza lavoro.

La vera novità, però, non riguarda soltanto le mansioni, perché con frequenza crescente le aziende dichiarano di aver difficoltà nel reperire candidati con i requisiti prestabiliti, specialmente in ambito tecnologico e scientifico, segnalando un notevole divario fra domanda e offerta. Una problematica su cui pare incidere particolarmente la tendenza delle nuove generazioni di orientarsi altrove per la ricerca di un’occupazione.

I giovani lasciano l’Italia: si può invertire la rotta?

Se un tempo il successo professionale coincideva solitamente con la carriera verticale e l’ottenimento di ruoli manageriali, la Generazione Z mostra di avere priorità differenti. A confermarlo è la Deloitte Global Gen Z & Millennial Survey 2025, realizzata su 23.482 giovani in 44 Paesi. La ricerca mette in luce come soltanto il 6% degli appartenenti alla Gen Z consideri il raggiungimento di una posizione dirigenziale come principale obiettivo lavorativo, poiché la crescita personale e la qualità della vita risultano oggi più importanti della tradizionale scalata gerarchica. In altre parole, la maggior parte dei ragazzi chiederebbe un maggiore equilibrio fra benessere personale, vita privata, spazio riservato al lavoro e sicurezza economica. Aspettative, quest’ultime, che spiegano la tendenza di guardare con interesse più ai mercati internazionali che a quello nostrano.

Negli ultimi anni, nello specifico, il fenomeno dell’emigrazione giovanile non si è arrestato, semmai si è rafforzato. A lasciare il Paese sono innanzitutto giovani qualificati e laureati che cercano opportunità professionali più competitive, stipendi più elevati e percorsi di carriera più adeguati, e le testimonianze raccolte in numerose indagini in merito convergono sui medesimi punti: differenziali salariali significativi rispetto ad altri Paesi europei, maggiori investimenti in innovazione, ecosistemi più sviluppati per la ricerca e una percezione diffusa di sistemi più equamente meritocratici.

Lavoro, tra intelligenza artificiale e fuga di talenti: le nuove generazioni cambiano le regole del mercato

Pertanto, il sistema produttivo italiano e le aziende sono chiamati ad investire costantemente sulla formazione, sull’aggiornamento dei criteri e sulla valorizzazione delle persone, per far sì che il capitale umano più qualificato decida di restare. Fortunatamente, accanto a questa esigenza si sta già facendo strada anche un fenomeno diverso, ossia quello di alcuni imprenditori che cercano di rispondere in prima persona alle trasformazioni in atto, costruendo modelli di business fondati esattamente su innovazione, digitale e formazione. Tra questi c’è Hatim Latifi, imprenditore trentenne che in pochi anni ha sviluppato un gruppo attivo nei settori dell’e-commerce e del digital. La sua esperienza offre uno sguardo diretto su come stanno cambiando il lavoro, le aspettative delle nuove generazioni e le esigenze delle imprese. Per questo abbiamo deciso di approfondire con lui alcune delle principali sfide che attendono i giovani professionisti e l’Italia nei prossimi anni.

L’alternativa proposta da Hatim Latifi

1) Buongiorno Hatim e benvenuto su Affari Italiani. Negli anni è riuscito a costruire un percorso imprenditoriale nel digitale, arrivando a guidare già in giovane età un gruppo attivo tra e-commerce, formazione e consulenza. Come ha preso il via il suo percorso e quali sono stati i passi decisivi per la sua crescita professionale?

Il mio percorso è iniziato con una forte curiosità verso il mondo digitale e con il desiderio di costruire qualcosa di indipendente. Ho iniziato studiando in autonomia e sperimentando diversi modelli di business online, fino a concentrarmi sull’e-commerce. I passi decisivi sono stati tre: investire costantemente nella mia formazione, imparare dagli errori senza scoraggiarmi e costruire un network di persone competenti. Con il tempo sono passato dall’essere un semplice operatore a sviluppare un ecosistema che oggi comprende formazione, consulenza e supporto alle aziende che vogliono crescere online.

2) Sempre più ragazzi scelgono di trasferirsi all’estero perché ritengono di trovare maggiori opportunità professionali. In base alla sua esperienza, ritiene sia davvero così o esistono davvero nuove possibilità per chi sceglie di restare?

Credo che oggi il concetto stesso di “restare” o “andare via” sia cambiato. Grazie al digitale è possibile lavorare con clienti, partner e mercati internazionali senza necessariamente trasferirsi. Sicuramente alcune esperienze all’estero possono essere molto formative, ma non penso che lasciare il proprio Paese sia l’unica strada per avere successo. Chi sviluppa competenze richieste dal mercato globale può creare opportunità ovunque si trovi. La vera differenza la fanno la preparazione, la mentalità e la capacità di adattarsi al cambiamento.

3) In molti vedono il digitale come una delle poche strade realmente aperte alle nuove generazioni. Quali sono, secondo Lei, le professioni online che attualmente offrono le prospettive più interessanti?

Le opportunità sono numerose. Sicuramente tutto ciò che ruota intorno all’intelligenza artificiale sta vivendo una crescita straordinaria. Oltre a questo vedo ottime prospettive nell’e-commerce, nel digital marketing, nella creazione di contenuti, nell’analisi dei dati, nell’automazione dei processi aziendali e nello sviluppo software. Tuttavia, più che inseguire la professione del momento, consiglio di acquisire competenze trasferibili, come la capacità di vendere, comunicare, analizzare dati e utilizzare la tecnologia. Sono abilità che manterranno valore anche quando il mercato cambierà.

4) L’intelligenza artificiale sta trasformando il mercato del lavoro ad una velocità impressionante. C’è da preoccuparsi oppure è il momento giusto per cogliere le opportunità che l’IA può offrire? Nel suo lavoro quanto conta, invece, questa componente?

Ogni grande innovazione genera timori, ma anche enormi opportunità. Personalmente credo che il rischio maggiore non sia l’intelligenza artificiale in sé, ma rimanere indietro rispetto al suo utilizzo. Nel mio lavoro l’IA è diventata uno strumento fondamentale per analizzare dati, creare contenuti, automatizzare processi e aumentare la produttività del team. Non sostituisce la visione strategica, la creatività o la capacità di prendere decisioni, ma amplifica le possibilità di chi sa utilizzarla correttamente. Siamo probabilmente all’inizio di una trasformazione che sarà paragonabile all’arrivo di Internet.

5) Lei si occupa anche di formazione. Quali competenze ritiene indispensabili per un giovane che vuole risultare competitivo nei prossimi anni?

Le competenze tecniche saranno importanti, ma ancora più importanti saranno quelle trasversali. Penso alla capacità di apprendere velocemente, al problem solving, alla comunicazione efficace, alla gestione del tempo e all’adattabilità. A queste aggiungerei la conoscenza dell’intelligenza artificiale e una buona comprensione dei modelli di business digitali. Il mondo cambia così rapidamente che la vera competenza del futuro sarà imparare continuamente.

6) Ritiene che l’online stia sostituendo il lavoro tradizionale? Oppure c’è possibilità di integrazione?

Non credo che l’online sostituirà completamente il lavoro tradizionale. Piuttosto stiamo assistendo a una forte integrazione tra i due mondi. Oggi anche le attività più tradizionali utilizzano strumenti digitali per acquisire clienti, gestire processi e aumentare l’efficienza. Le aziende che avranno maggior successo saranno quelle capaci di unire il valore delle relazioni umane con le opportunità offerte dalla tecnologia. Non si tratta di scegliere tra online e offline, ma di sfruttare il meglio di entrambi.

7) Se dovesse dare un consiglio ad un ragazzo che oggi si sente incerto sul proprio futuro professionale, tra intelligenza artificiale, trasformazione digitale e mercato globale, quale sarebbe?

Gli direi di non concentrarsi troppo sulla paura del cambiamento, ma sulla capacità di adattarsi ad esso. Nessuno può prevedere con precisione quali professioni esisteranno tra dieci anni, ma possiamo essere certi che il mondo continuerà a evolversi rapidamente. Per questo consiglio di investire su sé stessi, sviluppare competenze digitali, imparare l’inglese, comprendere l’intelligenza artificiale e costruire esperienze concrete. Non serve avere tutte le risposte oggi. Serve iniziare, sperimentare e migliorare continuamente. Chi mantiene una mentalità aperta e orientata all’apprendimento avrà sempre nuove opportunità davanti a sé.