Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » “Le parolacce sono sinonimo di libertà”. Un diluvio a pagamento, la sfida a teatro

“Le parolacce sono sinonimo di libertà”. Un diluvio a pagamento, la sfida a teatro

Il titolo dello spettacolo contiene un avvertimento per i benpensanti. Ma per Daniele Fabbri le parole sporche servono per liberare il pubblico del suo spettacolo “Contiene Parolacce”. Il comico lo spiega ad Affaritaliani.it, con un avvertimento: “Userò un linguaggio popolare”

Le parolacce arrivano a teatro. E’ la provvocazione di Daniele Fabbri, comico e showman indipendente che sfida i tabù e sale sul palco con uno spettacolo che già nel titolo porta un’avvertimento per il pubblico: “Contiene parolacce”. Una commedia irriverente come la definisce il suo autore “Perchè la parolaccia fa ridere, avvicina la gente facendo crollare quel muro di formalità e mettendo il pubblico a proprio agio”.
“Le cosidette parolacce sono diventate parole di uso comune – spiega Daniele ad Affaritaliani.it – In media ne usiamo qualche centinaio e rimarremmo sicuramente più stupiti nel sentire parlare di ‘uccellacci’ più che di ‘uccelli di merda’. E’ diventato persino di moda cenare in un famoso ristorante romano in cui i camerieri insultano i clienti. E la gente fa la fila”.
Però a teatro non si possono usare…
“I comici si sentono frustrati, perchè non possiamo utilizzare il linguaggio popolare sul palco? La parolaccia fa ridere, il non parlare il linguaggio di tutti inibisce, così come un centro linguaggio è proibito in luoghi dove è obbligatorio il contengo, la parolaccia dona una sensazione di libertà”.
Un’idea rivoluzionaria di libertà…
“E’ la repressione che rende le parole violente. Voglio restituire alle parole la loro giusta sfumatura di gioco. La cultura tradizionale ha portato a sviluppare il senso di colpa nell’uso del linguaggio, ma in realtà per voler parlare a tutti non parla a nessuno. Come se per accontentare tutti una pizzeria sfornasse solo pizza bianca. Quanti gusti siamo ancora disposti a perderci?”
La sua battaglia per la libertà parte dal palco del Teatro Douze Commedy Club, quante parolacce dirà nel suo monologo?
“Più di un centinaio, voglio restituire un’ora di libertà al pubblico. Parolacce è diventata la parola più imbarazzante. Mentre ‘far l’amore’ è diventato più trasgressivo di ‘scopare’”.
Mi scusi, ma già abbiamo i cosiddetti cinepanettoni sono infarciti di “volgarità”….
“Quando la comicità è incentrata solo sulle parolacce allora questa viene a noia. Esse non devono essere il sinonimo di comicità, ma il grimaldello per far sentire il pubblico libero e instaurare un clima disteso”.
Ma quindi, chi la verrà a vedere rischia di sentirsi offeso, disgustato?
“Non so cosa succederà, qualcuno forse sentirà il bisogno di alzarsi e andar via, ma chi resterà seguirà un flusso di coscienza, una stand-up commedy…”
One man show?
“Si, con aneddoti e storia che mi sono capitate, come quella volta che in un locale un ragazzo ha tentato di approcciarmi”.

Appuntamento il 5 e 6 Aprile ore 21.30 al Teatro Douze Comedy Club di Trastevere. Biglietti da 10€ con spettacolo e degustazione.