“Maccarone, m’hai provocato e io me te magno“. La fortuna di Nando Moriconi, alias Alberto Sordi in Un americano a Roma, è stata quella di trovare il piatto pronto in casa, preparato dalla mamma, e di non doverlo pagare. Perché se oggi decidesse di tuffarsi nello stesso invitante piatto di pasta in un ristorante qualunque a Trastevere, a Testaccio o tra i vicoli del Centro Storico, avrebbe un problema: il costo.
E dato che per molti romani, come per Nando Moriconi allora, il portafoglio è vuoto, la nuova tendenza sempre più in voga è quella di dilazionare pranzi, cene e perfino aperitivo in tre o quattro tranche. Avete capito bene, oggi a Roma per far quadrare i conti anche l’aperitivo o la cena fuori si pagano a rate.
Compra ora, paga dopo
Cene, compleanni nei locali alla moda, persino il rito dell’aperitivo vengono sempre più spesso dilazionati in tre o quattro tranche attraverso le app di Buy Now Pay Later (Compra ora, paga dopo) o tramite piccoli prestiti personali. Un fenomeno che a Roma sta assumendo proporzioni evidenti, complice un’inflazione cittadina che viaggia sopra la media nazionale (+3,6% nell’ultimo mese) e che ha eroso drasticamente il potere d’acquisto reale delle famiglie, stimato in un buco di oltre 640 euro l’anno a nucleo familiare.
Quando compri prodotti o servizi con il BNPL, li ricevi subito e paghi al momento dell’acquisto solo una parte del prezzo totale. Il resto lo verserai in piccole rate, distribuite nel tempo, con addebito sul conto o sulla carta indicati al momento dell’acquisto. Anche sistemi come Scalapay, Klarna, PayPal e l’ultima arrivata Satispay offrono la possibilità di fare acquisti a rate a tasso zero attraverso le loro offerte. L’esercente ovviamente riceve l’intero ammontare del pagamento al momento del conto.
Chi ricorre al BNPL
A ricorrere a questo sistema di pagamento non sono persone in condizioni di povertà assoluta, escluse a monte da questi circuiti, ma appartenenti a un ceto medio impoverito e, soprattutto, di giovani professionisti, lavoratori dipendenti del settore privato, partite Iva e studenti fuori sede. Persone che percepiscono redditi regolari ma insufficienti a coprire il costo della vita in una Capitale dove i canoni d’affitto sono schizzati alle stelle e la spesa alimentare quotidiana è diventata un lusso.
Secondo una recente analisi della Cgil Roma e Lazio, i salari reali nel settore privato romano sono ancora inferiori di oltre il 7% rispetto ai livelli di quasi vent’anni fa. A fronte di stipendi fermi, il costo di una serata fuori è invece raddoppiato.
L’identikit dello “spenditore fragile”
Lo “spenditore fragile” è colui che si trova intrappolato in un bisogno psicologico e sociale di inclusione: non vuole rinunciare allo stile di vita urbano, alla socialità con i colleghi o alla cena del weekend, considerati gli ultimi baluardi di benessere personale in una quotidianità precaria. La soluzione diventa così la dilazione digitale: dividere un conto da 90 o 120 euro in tre micro-rate da 30 euro al mese fa sembrare la spesa sostenibile, nascondendo il rischio del sovraindebitamento.
Il paradosso romano risiede proprio in questa dicotomia visiva: la percezione di un’opulenza diffusa che smentisce la crisi, mentre sotto il tappeto si accumulano piccoli debiti contratti per pagare il superfluo. Per i ristoratori della Capitale il flusso di cassa tiene, garantito anche dal turismo di massa, ma la clientela locale sta cambiando pelle, diventando finanziariamente più vulnerabile. Roma continua a cenare fuori, ma il conto, la città, lo sta rimandando al futuro.

