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“Lei è meglio che lasci il Coni”. Viola non molla: “Sport per tutti”

Riccardo Viola sceglie Affaritaliani.it per raccontare i retroscena legati alla sua elezione a presidente del Comitato Regionale del Comitato Olimpico. “Alcuni mesi fa mi sono trovato nella condizione di essere invitato, in un certo senso garbatamente, ad uscire…”. Sui programmi, “quello che auspico innanzitutto è un diverso rapporto tra Coni, Coni Servizi e Comune di Roma”. Rompe il silenzio anche sul suo grande amore: la Roma: “Nei confronti dell’attuale assetto societario ho qualche perplessità legata alla proprietà ma non sono in grado di fare valutazioni… La storia di Zeman è fatta di alti e bassi, peccato che per la Roma è stato un momento basso”

di Raffaele Gambari

Riccardo Viola guiderà per il prossimo quadriennio il Comitato regionale del Lazio dopo aver diretto per 10 anni il Comitato provinciale di Roma. Viola ha ribaltato i pronostici che lo davano perdente sul presidente uscente, Alessandro Palazzotti, con 36 voti su 31.

A farlo scendere in campo è stata la candidatura, risultata poi vincente contro ogni previsione come la sua, di Giovanni Malagò alla presidenza del Coni nazionale nonostante che qualcuno ai piani alti del Comitato Olimpico, come il figlio dell’ex presidente della Roma del secondo scudetto, rivela in questa intervista ad Affaritaliani, signorilmente senza fare il nome, lo avesse “invitato ad uscire dal Coni”.
Tre le priorità sulle quali Viola ha impostato il suo lavoro da qui al 2016: promozione dell’attività sportiva, rapporti con la scuola e impiantistica: Con il suo convincimento di sempre: “Lo sport per tutti, per tutte le età e per tutte le classi sociali, con il coinvolgimento di oratori, case famiglia , facendolo anche entrare nelle carceri”.  
Quando ci eravamo visti l’ultima volta mi aveva confidato che avrebbe lasciato il Coni. Invece la ritrovo presidente del Lazio e all’inizio di un nuovo percorso che presenta molte difficoltà.   
“Effettivamente alcuni mesi fa mi sono trovato nella condizione di essere invitato, in un certo senso garbatamente, ad uscire dal Coni, oltretutto in una fase di riforma dell’ente, che prevedeva la cancellazione dei comitati provinciali. Ma la candidatura di Giovanni Malagò mi ha dato la spinta di non lasciare e di candidarmi al Coni Lazio e contro qualsiasi previsione sono riuscito a vincere. Ma le previsioni di molti erano sballate anche nei confronti di Giovanni Malagò”.
Qual’ è il programma del suo mandato o almeno tre priorità da affrontare nell’immediato?
“Promozione dello sport, rapporti con la scuola e impiantistica sportiva. Ovviamente sono tre punti uno legato all’altro, a partire dalla scuola, dove bisogna fare in modo che i giovani possano praticare sport e innamorarsene. A livello regionale servono impianti, bisogna estendere da Roma la sua vocazione olimpica. La promozione dello sport deve partire dai giovani per arrivare agli anziani, a tutte le classi sociali coinvolgendo oratori, case famiglia e facendolo entrare nelle carceri”.
Lei è sempre stato un sostenitore dello sport per tutti, dai bambini agli anziani. Fare sport è un costo notevole oggi in un momento di pesante crisi economica per le famiglie e le stesse migliaia di società sportive dilettantistiche. Cosa si può fare?
“Quando parlo di sport parlo sempre di sport per tutti e praticato da tutti non soltanto abbattendo qualsiasi barriera architettonica ma anche economica. Per questo accanto all’impiantistica sportiva privata occorre che ci sia l’impiantistica pubblica o, insieme, quella  pubblica e privata, dove le tariffe siano sociali e quindi appannaggio, soprattutto in un momento economico delicato come questo, di uno sport sociale, da condividere il più possibile”.

dino viola


Sotto la sua presidenza Il Comitato provinciale di Roma del Coni ha fatto di recente un censimento dell’impiantistica sportiva nella Capitale e nella provincia con il contributo di Palazzo Valentini. Non pensa di allargarlo alla regione e quali sono nella Capitale e nel Lazio le criticità, soprattutto in quali discipline.
“L’esperienza che abbiamo maturato su Roma e sulla sua provincia già nel 2006 con un primo censimento e con l’ultimo di cui lei parla, ci ha permesso di mappare 3.250 impianti, tra pubblici e privati, chiedendo a tutte le realtà di segnalarci eventuali errori o omissioni. Sicuramente ora prenderemo l’impegno di estendere il censimento a livello regionale, un compito non difficile in quanto nella provincia di Roma si concentra il 60 per cento dell’impiantistica sportiva del Lazio. Non mi voglio però ora avventurare in considerazioni sulle criticità perché le si potranno valutare soltanto al termine della mappatura degli impianti. E’ facile dire che esiste una criticità in un particolare sport e poi scoprire l’intasamento di certi impianti in certe zone, per cui completiamo il censimento e poi andiamo a vedere le criticità”.    
Lei aveva proposto di creare una tensostruttura in ogni municipio romano. Vuole esportare questa idea anche nel Lazio? Quanto costa una struttura del genere e dove trovare questi soldi?  Ci sono poi degli impianti inutilizzati, quale quello del basket nell’impianto del Tre Fontane, passato dalla Coni Servizi al Comune di Roma. Come recuperarli?
“In questi anni a livello di Comune, Provincia e Regione sono cambiati gli interlocutori, più di uno dal 2003. Quell’idea la lanciai in occasione di un incontro sulla falsariga di quanto era stato fatto a Formello, dove era stata costruita una tensostruttura che allora era costata 200-300 mila euro. Oggi la spesa per un impianto del genere è arrivata al milione di euro, per un fatto fisiologico e non speculativo. Lo slogan era: perché non adotti ogni anno un impianto del genere? Devo dire però che il messaggio non è stato particolarmente recepito anche se credo che la possibilità di creare questi punti di aggregazione non è particolarmente difficile. Un esempio è venuto dalla Provincia di Roma che ha fatto accordi con privati per le palestre. Se c’è la volontà una soluzione si trova sempre”.
La Coni Servizi ha ridato al Comune di Roma, che ne aveva la proprietà, alcuni impianti importanti, come lo stadio Flaminio e il Tre Fontane, concentrandosi tutta sull’Acqua Acetosa. E’ possibile che un monumento dello sport e dell’architettura sia nell’abbandono più totale e che sia stata rifiutata dal Campidoglio l’offerta della Società Polisportiva Lazio di averlo in gestione?
“Quello che auspico innanzitutto è un diverso rapporto tra Coni, Coni Servizi e Comune di Roma, nel senso che tutti insieme dovranno trovare la migliore soluzione per l’utilizzo degli impianti. Il grande problema è di portarli a regime, ovverosia che siano funzionali e pronti per l’attività sportiva. Le risorse per raggiungere questo bisogna trovarle tutti insieme. Qualche mese fa feci la provocazione di proporre di cedere lo stadio Olimpico al Comune. Nella sostanza volevo dire che se c’è un impianto che produce reddito, questo reddito deve essere messo a disposizione per mettere a norma tutti gli impianti. Se invece in un momento delicato come l’attuale si passa il cerino o meglio l’impianto dalla Coni Servizi torna al Comune e dal Comune ad una federazione sportiva, l’impianto, se era degradato continuerà ad esserlo. Ecco perché avevo fatto questa provocazione. Bisogna trovare una soluzione condivisa da tutti e se non è lo stadio Olimpico troviamo un’altra soluzione ma poniamoci il problema di mettere a norma tutti gli impianti. Non pensiamo soltanto allo stadio Flaminio parzialmente chiuso, basta fare un giro nella zona del Tre Fontane per vedere come stanno quegli impianti sportivi”.  
Cosa dovranno fare la nuova amministrazione regionale e quella capitolina per la quale si voterà tra non più di due mesi?
“La Regione deve assolvere al suo compito istituzionale che è quello di programmare, coordinare e definire politiche e iniziative di sport demandando alle altre istituzioni la gestione diretta. Sarebbe importante se questo fosse fatto d’intesa con il Coni Lazio. Per quanto riguarda il Comune l’auspicio è che si possano creare tavoli permanenti dove le istituzioni sportive possano collaborare e non disperdere energie soprattutto in un momento delicatissimo come questo”.
Lei, per ragioni familiari, ha la Roma nel cuore. Qual è il suo giudizio sull’attuale dirigenza giallorosso? E in ultimo un pronostico: riuscirà la squadra ad arrivare in Champions e cosa pensa del fallimento Zeman, è stata colpa sua o dei giocatori?
“Nei confronti della Roma, per la mia storia di ex dirigente, se da una parte sono tifoso  dall’altra mi sento fondamentalmente governativo. Nei confronti dell’attuale assetto societario ho qualche perplessità legata alla proprietà ma non sono in grado di fare valutazioni. Da punto di vista tecnico l’ipotesi Champions dipende molto dal rendimento di Milan e Napoli, le quali dovranno perdere per forza punti. Per l’Europa League il discorso dovrebbe essere più facile. La storia di Zeman è fatta di alti e bassi, peccato che per la Roma è stato un momento basso”.