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L’estate di Sant’Egidio contro la solitudine degli anziani

La comunità riapre le convivenze solidali: appartamenti condivisi per offrire compagnia agli anziani che restano soli nei mesi più caldi

L’estate di Sant’Egidio contro la solitudine degli anziani
La conferenza stampa di presentazione del progetto

La Comunità di Sant’Egidio riapre anche quest’anno le sue convivenze solidali, un modello ormai collaudato che offre alle persone over 65 sole un’alternativa concreta ai mesi più difficili dell’anno. Non una struttura, non un centro estivo, ma appartamenti veri, inseriti nei quartieri, dove per alcune settimane si ricostruisce una quotidianità condivisa.

Ogni ospite ha la propria stanza

Il funzionamento è semplice: piccoli gruppi di anziani vengono accolti in case messe a disposizione dalla rete della Comunità. Ognuno ha la propria stanza, mentre cucina e soggiorno diventano spazi comuni.

A fare compagnia ci sono i volontari, che si alternano durante la giornata, preparando i pasti, accompagnando a fare la spesa, , ma soprattutto mantenendo viva la relazione.

Contro l’isolamento e la solitudine estiva

Nei mesi estivi, quando la città si svuota e i servizi rallentano, il rischio di restare soli aumenta. Le convivenze intervengono proprio qui, prevenendo malesseri, cadute, disorientamento, ma anche quella solitudine silenziosa che è la vera emergenza sociale dell’estate.

Le convivenze durano alcune settimane, di solito nei mesi più critici (luglio e agosto), ma in alcuni casi si estendono, se la persona ne trae beneficio e se ci sono posti disponibili.

Il progetto, attivo in diversi quartieri, si basa su una rete di volontariato stabile e su un’idea precisa: la fragilità non si affronta solo con le strutture, ma con la comunità.

In Italia dieci milioni di persone sole

“Le convivenze solidali sono un modello da imitare: in Italia dieci milioni di persone si dichiarano sole, e almeno la metà sono anziani”, ha spiegato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio,

Impagliazzo ha spiegato che si tratta di un co-housing diverso da quello tradizionale: non si limita agli anziani autosufficienti, ma accoglie anche persone fragili o parzialmente non autosufficienti, che altrimenti verrebbero indirizzate verso una Rsa. “Ogni anziano porta con sé risorse non solo economiche, ma soprattutto relazionali”, ha sottolineato il presidente.

A Roma il progetto ha già superato quota 100 convivenze, coinvolgendo oltre 330 anziani. Numeri che spingono Sant’Egidio a proporre il modello anche al sistema pubblico: “Invitiamo enti locali, regioni, comuni e Asl a venire a vedere come funziona. È un modello replicabile”, ha detto Impagliazzo.