Venerdì partirà la procedura di licenziamento collettivo dei musicisti di orchestra e coro del teatro dell’Opera di Roma. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione riunito in Campidoglio. “Una scelta molto dura e sofferta – ha spiegato il sovrintendente del Teatro dell’Opera, Carlo Fuortes – ma è una strada che pensiamo possa sventare una chiusura”.
La lettera di licenziamento che arriverà a 182 su 460 dipendenti del teatro è, secondo il Cda l’unico modo per rinpinguare le casse esangui, portando a termine i contratti a tempo indeterminato e sostituendo i musicisti con un soggetto “esterno” con cui verranno stipulati accordi di collaborazione. “I risparmi che noi prevediamo da questa procedura di esternalizzazione è di 3,4 milioni- ha spiegato Fuortes – La chiusura della fase di licenziamento collettivo prevede di individuare un soggetto col quale svolgere un servizio di orchestra e di coro. Quindi auspichiamo che gli artisti e i musicisti che fanno attualmente parte si riuniscano e fondino un soggetto sulla base della qualita’ artistica. Da parte nostra non c’e’ nessuna volonta’ di chiudere sia con i musicisti dell’orchestra sia con gli artisti del coro. La decisione è stata presa solo per motivi di funzionalità e di effetto economico visto che insieme costano 12 milioni e mezzo l’anno. Sappiamo che sono di grande valore e siamo sicuri che con un nuovo strumento la qualita’ non potra’ che migliorare”.
L’ADDIO DI MUTI HA PROVVOCATO UN “BUCO DA 4 MILIONI DI EURO”. “E’ una decisione che vuole portare a una vera rinascita del teatro – ha spiegato il sindaco Ignazio Marino – “Il doloroso e recente messaggio del maestro Muti ha determinato la frenata degli abbonamenti e la fuga degli sponsor. A questo punto ci troviamo in una situazione di risanamento avviato ma con una differenza di entrate che può essere calcolata in 4,2 milioni”.
“Al momento non abbiamo immaginato di cancellare l’Aida del 27 novembre – ha concluso il sindaco – Se ci saranno condizioni ci attiveremo per ricercare un direttore da individuare entro la prima settimana di novembre altrimenti non ci sara’ l’Aida”.
MINISTERO E REGIONE INFORMATI. “Gli altri soci fondatori, ovvero il ministro Franceschini e il governatore Zingaretti, hanno ascoltato dalla mia voce i possibili percorsi che avevamo davanti – ha spiegato Marino – Potevamo tentare un rattoppo temporaneo senza ambizioni di rinascita, potevamo procedere alla chiusura o, infine, adottare una strategia che puntava a una vera rinascita su un modello già sperimentato in altre Capitali pur dovendo percorrere la dolorosa strada del licenziamento collettivo”





