Un clima teso in famiglia dovuto a problemi economici: lui ha cinquant’anni e lavora in un ristorante vicino a piazza di Trevi e quando torna a casa si accende l’ennesima lite con la moglie 35enne. Ma dopo le accuse e le minacce la donna decide di chiamare i Carabinieri. L’uomo a questo punto perde la testa e impugna un flacone di disgorgante per gli scarichi e lo svuota addosso alla moglie. Quando i militari dell’Arma arrivano sul posto vengono accolti dagli urli della figlia tredicenne.
Tutto è successo in un appartamento al piano terra nel quartere del Quadraro dove viveva la famiglia di origine bengalese. La donna, sfregiata dall’acido, ha riportato gravi ustioni sul 30% del corpo ed è ora ricoverata in prognosi riservata nel reparto Grandi ustioni del Sant’Eugenio. Non è in pericolo di vita, ma rischia di perdere un occhio. La figlia tredicenne, ha riportato lesioni più lievi alle mani, giudicate guaribili in 20 giorni. Anche l’uomo, nella lite, si è ferito con l’acido alle mani ed è stato soccorso al sant’Eugenio e poi arrestato e condotto a Regina Coeli con l’accusa di lesioni personali gravissime.
“Al cittadino Bengalese deve essere revocato, una volta condannato, il permesso di soggiorno ed impedito di rientrare per sempre nel nostro paese quando avrà scontato la pena per il reato commesso o comunque dopo l’espulsione”. Così il parlamentare del Pd Monica Cirinnà che ha fatto appello al ministero dell’Interno e alla Questura di Roma. “La revoca del permesso di soggiorno – commenta la senatrice romana – e il divieto di ingresso nel nostro paese, sia una misura da applicare anche prima della condanna definitiva e ogni qual volta un cittadino straniero commette aggressioni e reati contro le donne, a tale proposito presenterò immediatamente un emendamento al ddl femminicidio, in discussione nelle commissioni in Senato. Sono certa che il sindaco Marino e il consiglio comunale tutto voglia sollecitare il ministero dell’interno affinché la revoca del permesso di soggiorno divenga prassi per questo tipo di reati e che il centro anti violenza del comune di Roma saprà come prendersi cura della signora e della bambina oggetto ambedue della brutale aggressione dell’uomo”.
