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Local tax, altra stangata. Marino: “Io resto fino al 2023”

“Mi fido di Renzi”. Il sindaco Marino conferma di volersi ricandidare per un secondo mandato proprio nel giorno in cui esplodono i timori per gli effetti che la manovra economica del Governo avrà sugli enti locali, Città Metropolitane in primis. Per i cittadini romani si affaccia lo spauracchio di una tassa unica sulla casa che supererà i mille euro. E se la Giunta Marino aveva pensato ad un 2015 lacrime e sangue il Governo sarebbe pronto a chiedere nuovi sacrifici fino al 2018

“Io finirò nel 2023”. Cosi’ Ignazio Marino, intervenendo al programma di La7 “DiMartedi’”, ribadendo la sua volonta’ di fare un secondo mandato da sindaco di Roma, rispondendo a chi gli chiedeva se si sentisse sostenuto dal governo Renzi e dal premier. Ma la prova del nove di questo rapporto sarà giovedi’ prossimo quando il sindaco di Roma parteciperà all’incontro con il Governo di tutti i sindaci delle citta’ metropolitane,  preoccupati per i tagli annunciati dal documente di programmazione economica e finanziaria che finirà nella sua versione definitiva venerdì sul tavolo del consiglio dei ministri.
Un documento le cui linee guida sono già ben note: la spending review andrà avanti fino al 2018 e tra tagli e razzionalizzazione delle imposte, il Governo punta a recuperare oltre 10 miliardi di euro, “forse 20 miliardi”. Ma dietro i tecnicismi celati dietro l’acronimo Def c’è lo spauracchio di nuove tasse e tagli agli enti locali.
Per i romani si affaccia lo spettro di una “local tax” da oltre mille euro l’anno: la nuova imposta che dovrebbe riunire in una unica soluzione Imu, Tari e Tasi. La stima è del senatore Pd Stefano Pedica – le tasse sono arrivate fino a 1.100 euro l’anno annullando di fatto il bonus di Renzi che in un anno ammonta appunto a circa mille euro. Le famiglie non possono andare avanti cosi”.

Ma occorre fare chiarezza. Il Documento di programmazione Economica e Finanziaria non sarà licenziato dal consiglio dei ministri prima di venerdì ma nelle riunioni preparatorie il presidente del consiglio è stato categorico: le città metropolitane si scordino di voler assomigliare in alcun modo alle vecchie province. “E’ chiaro che le Città metropolitane hanno dei tagli se si ragiona sul budget di quelle che erano le province – ha aggiunto – Ma con la legge Delrio la Città metropolitana non è l’istituzione che prende i soldi che avevano le province, con l’unica novità dell’elezione indiretta. Ci vuole un cambio di mentalità”.

Ma quello che spaventa il Comune sono gli 85 milioni di tagli che vanificano i 110 milioni di euro di extracosti riconosciuti a Roma in quanto Capitale per cui aveva gioito l’amministrazione appena nell’ottobre scorso e divenuti spiccioli per una città che deve fare i conti con i tagli approvati la scorsa settimana nel bilancio 2015, pochissimi tenendo il conto della sfida del 2016 con il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco.

Secondo le stime del segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino il solo intervento sui costi stardard porta a una contrazione delle risorse di oltre 500 milioni di euro. “La stessa creazione della città metropolitane rischia di sgretolarsi sul nascere sotto il peso dei possibili tagli – aggiunge Di Berardino- Alla luce di quanto si sta per decidere, si dimostra sbagliata la decisione della Giunta di concentrare al solo 2015 il piano di rientro”.