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Long John, l’ultimo grido degli ultras. Una folla per il saluto a Chinaglia

Il ritorno del feretro del bomber biancoceleste è stato accolto con un grande abbraccio dei suoi tifosi. Nel 1974 fu l’artefice della conquista dello scudetto della Lazio di cui divenne anche presidente. Poi i guai finanziari e le accuse che lo colpirono quando era all’estero. In Italia, nella sua Roma Giorgio Chinaglia non aveva potuto più tornarci: le accuse di riciclaggio, estorsione ed aggiotaggio, gettarono ombre sulla carriera. LA GALLERY

Negli anni ’70 a Roma era un eroe. Poi i guai finanziari e giudiziari che hanno gettato le ombre sulla sua figura, ombre dipanate però dall’affetto degli amici e dei tifosi che a decine si sono stretti attorno al feretro del loro “Long John” in un lungo abbraccio nella chiesa del Cristo Re.

C’erano i compagni di squadra della Lazio 1974, che con Giorgio Chinaglia in attacco vinsero lo scudetto. Da Pino Wilson a Giancarlo Oddi, da Luigi Martini a Felice Pulici fino a Vincenzo D’Amico: in tanti a rendere omaggio al campione scomparso a Miami lo scorso anno in aprile. Ci sono voluti mesi per superare gli impedimenti burocratici che ne impedivano il rientro in patria della salma. I guai per ‘Long John’ erano iniziati per una serie di avventure finanziarie in cui si era imbarcato.
Una condanna per bancarotta fraudolenta, ma anche le ombre del riciclaggio e una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Napoli nel 2008: l’accusa più infamante, quella di aver contatti con la camorra. Da quando aveva lasciato il calcio giocato per lanciarsi nella carriera dirigenziale la sua immagine aveva imboccato una parabola discendente. Dopo le accuse che lo avevano raggiunto mentre si trovava nella sua casa in America non si avevano avute più sue notizie, fino all’annuncio della morte data dal figlio Anthony: una complicazione dopo un attacco di cuore.
Mentre dentro la chiesa di Cristo Re andava in scena il lungo e continuo flusso di persone, fuori i tifosi scandivano in coro: “Giorgio Chinaglia il grido di battaglia“. Per i tifosi biancocelesti “Long John” è rimasto il bomber che con i suoi gol riportò in serie A la Lazio nel 1972, trascinandola due anni dopo con 24 reti alla conquista dello scudetto. Era la Lazio di Tommaso Maestrelli, il suo allenatore e mentore, accanto a cui sarà sepolto il suo feretro nel cimitero di Prima Porta.