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Luce sui segreti dei casi Orlandi e Gregori. Perizia grafica svela chi è Fassoni Accetti

Luce sui segreti dei casi Orlandi e Gregori. Perizia grafica svela chi è Fassoni Accetti
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Analizzata da un’esperta grafologa una lettera del grande accusatore della Vatican Connection. “Personalità teatrale e camaleontica”. Il documenti agli atti del processo che lo vedrà protagonista come “reo confesso”
Luce sui segreti dei casi Orlandi e Gregori. Perizia grafica svela chi è Fassoni Accetti
Luce sui segreti dei casi Orlandi e Gregori. Perizia grafica svela chi è Fassoni Accetti
Luce sui segreti dei casi Orlandi e Gregori. Perizia grafica svela chi è Fassoni Accetti

Un individuo con una personalità “teatrale” e “camaleontica”, così viene definito l’uomo che si è accusato di aver partecipato a una fitta trama di crimini avvenuti in ambiente Vaticano, tra i quali il sequestro di Emanuela Orlandi. La vicenda è ricostruita filologicamente nel volume di Fabrizio Peronaci “Il Ganglio” (Fandango Editore) con una mole di documenti inediti. Un personaggio ambiguo che, tre decenni dopo, ha ammesso di aver avuto un ruolo preminente nel sequestro, all’interno di un progetto più ampio, nato nel periodo finale della Guerra Fredda.
Un gruppo clandestino, una entità interna alla diplomazia vaticana che, con il supporto di laici, elementi dei servizi segreti e della malavita romana, svolgeva azioni di pressione e dossieraggio contro la politica anticomunista di papa Giovanni Paolo II e per assumere il controllo dello Ior. Da qui è partito Peronaci per la sua indagine nei luoghi oscuri del Vaticano, alla ricerca delle verità mai raccontate. Definendo per sempre il ruolo e la figura di Fassoni Accetti
Ora per la prima volta è comparso un ritratto “scientifico” di questo misterioso personaggio. Il profilo grafologico si basa su una lettera autografa scritta da Fassoni Accetti  30 anni fa – il 28 settembre 1984 – quando era detenuto nel carcere di Rebibbia per la morte di un bambino Josè Garramon, investito nella pineta di Castel Porziano un anno prima. Il documento, composto di due pagine con scrittura larga e ordinata – era indirizzato al magistrato Claudio D’Angelo. Intento del detenuto, all’epoca neanche trentenne, era convincere il giudice della non volontarietà dell’incidente. “Non sono un assassino, per quale motivo lei continua a ferirmi con questa accusa?”, scriveva il presunto telefonista del caso Orlandi nelle prime due righe. “Devo affidarmi alle sue capacità professionali affinché sia esclusa la volontà omicida attribuitami”, concludeva, prima della firma.
L’analisi è stata realizzata dalla Dottoressa Sara Cordella, grafologa forense, specializzata in grafologia criminologica e iscritta all’albo dei periti del Tribunale di Venezia. È un documento inedito, di grande interesse in vista del processo davanti alla Corte d’assise di Roma nel quale, il prossimo anno, si deciderà il destino del reo confesso e dell’intera trama da lui raccontata ai magistrati. “Intuitivo”, “egocentrico”, dotato di “ottima memoria”, “immodesto”, con una “forte dipendenza materna”. E ancora: “irrequieto”, grande “affabulatore”, “affettato nelle movenze”. Eccolo, Marco Fassoni Accetti, così come si racconta egli stesso (inconsciamente) ogni qualvolta prende tra le dita una penna e scrive qualcosa di suo pugno. Una persona determinata ma che allo stesso tempo non può fare a meno di una vistosa dote di artificio nel suo agire.
È difficile valutare quanto ci sia di vero in questo personaggio, alcune riprese televisive lo hanno sorpreso poco tempo fa con un vistoso cappotto a guisa di mantello e uno scenografico cappello, come un personaggio uscito dalle pellicole di Orson Welles. Nel libro di Peronaci c’è addirittura una fotografia che lo ritrae vestito da prete. Ora bisognerà vedere se l’ “impulso narrativo” espresso dal supertestimone presentandosi in Procura nel marzo  2013, quando ha riferito che il sequestro di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori fu un ricatto finalizzato a frenare la politica anticomunista di Wojtyla e a indurre Agca a ritrattare le accuse all’Est di complicità nell’attentato, sia ancorato a dati di fatto riscontrabili, oppure no, o solo in parte.
Per ora rimane il dubbio di trovarsi davanti a un personaggio simile al verdoniano Manuel Fantoni, piuttosto che a una persona capace di tessere intrighi internazionali.