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Mamme lesbo: il Comune dice no. Un genitore e il cognome dell’altra

Mamme lesbo: il Comune dice no. Un genitore e il cognome dell’altra
pascale arcigay (5)
Sono due italiane, sposate in Spagna e divenute madri con la procreazione assistita. L’Ufficio Anagrafe di Roma combina un pasticcio. La denuncia del deputato Alessandro Zan che manda le carte ad Alfano
Mamme lesbo: il Comune dice no. Un genitore e il cognome dell’altra

“Si sono regolarmente sposate a Valencia, in Spagna, nel giugno del 2012, dove tuttora risiedono, e a marzo del 2013 è nato il loro figlio attraverso la procreazione medicalmente assistita. Così, spinte dall’esigenza di rientrare in Italia per un grave problema familiare, hanno richiesto formalmente, per tramite di un aavvocato spagnolo, la trascrizione in Italia dell’atto di nascita del figlio, per lo ius sanguinis cittadino italiano. L’ufficio competente per la trascrizione in Italia dell’atto di nascita del bambino – la Direzione Anagrafe del Comune di Roma – cui la coppia lesbica si è rivolta, ha deciso autonomamente di iscrivere quale genitore del piccolo solo una delle due madri, ma assegnando al bambino il cognome dell’altra”. Così in una nota Alessandro Zan, deputato veneto della corrente Libertà e Diritti – Socialisti Europei ed esponente della comunità Lgbt.
“Una situazione paradossale – dice Zan – che si configura come una grave violazione dei diritti di potestà genitoriale nonché di quelli del minore ad avere due genitori ugualmente in grado di provvedere ai suoi bisogni fisici e psichici. Si pensi che, una volta in Italia, in caso di controllo da parte di qualunque pubblica autorità, la seconda madre, non iscritta nell’atto di nascita italiano, non può dimostrare di essere tale, e per lo stesso motivo non può esercitare la potestà genitoriale in ambiti fondamentali della quotidianità per il benessere e l’adeguato sviluppo del minore”.
Zan, che ha depositato oggi un’interpellanza al ministro Angelino Alfano, sottolinea nell’atto di sindacato ispettivo come “si configuri in questo modo una violazione anche del diritto comunitario, e in particolare di quello alla libera circolazione, secondo cui ai cittadini europei che circolano tra gli Stati membri dovrebbe essere garantita la continuità e la permanenza della situazione di stato civile”.
“Una vicenda – conclude Zan – che configura una palese discriminazione e si accomuna a quella di centinaia di migliaia di famiglie omogenitoriali che in Italia la politica e la pubblica amministrazione continuano a considerare inesistenti. Sarebbe interessante conoscere, al riguardo, anche l’opinione del Sindaco di Roma, Ignazio Marino, che al momento non ha espresso posizione e potrebbe nell’immediato ordinare la corretta e completa trascrizione dell’atto di nascita, in ossequio al principio di imparzialità”.