di Potito Salatto *
Giustamente Renzi ha affermato che il Pd non consentirà ai ladri di gestire la capitale. Noi, a questa affermazione che condividiamo, aggiungiamo, per quello che ci compete, che non affideremo agli inetti la conduzione del Campidoglio. Questo significa che chiediamo a gran voce le dimissioni di Marino. Un sindaco che, a parole, oggi continua a riaffermare il suo impegno per la legalità e la trasparenza. Ma a quale legalità fa riferimento questo strano personaggio che rifiuta di ottemperare alla legge che vieta la trascrizione dei matrimoni gay avvenuti fuori dal territorio italiano; che lascia per mesi la sua auto nel parcheggio senatoriale pur non avendone più diritto; che non paga le multe e parcheggia in siti vietati? Per non parlare del mancato controllo dei centri di accoglienza, terreno di presunto malaffare (lo chiarirà la magistratura), per i quali è evidente lo stato di abbandono e degrado in assoluto contrasto con i milioni di euro elargiti per la loro gestione.
La verità è che Marino dovrebbe lasciare per la sua insipienza amministrativa che ha reso Roma irriconoscibile sotto ogni profilo. Non sono mai stato un sostenitore della Polverini, anzi. Mi permetto però di ricordare che la governatrice del Lazio ha passato la mano per scandali di minore portata verificatisi alla Pisana e ai quali, pur tra mille dubbi, è risultata estranea.
Non c’è niente da fare: la sinistra, per cultura, non riesce mai ad accettare di riconoscere i propri errori e ama vantarsi sempre e solo di ciò che ritiene positivo dal punto di vista mediatico. Prendiamo per esempio le ultime vicende delle polemiche Zingaretti-Gabanelli: un esplicito risentimento legato al fatto che un inviato di Report, nell’intervista al governatore del Lazio, ha messo in evidenza l’assunzione di 63 dirigenti esterni con evidenti aggravi di costi per i fondi regionali, senza aver citato quanto fatto, a detta del presidente, nel ridurre le società regionali, i vitalizi agli ex consiglieri, eccetera. Come al solito anche qui si ritrova una tipica caratteristica della sinistra: vantarsi di presunti risparmi e nascondere reali sprechi di gran lunga superiori ai risparmi stessi. Tutto questo a spese dei cittadini che pagano di tasca propria tasse e balzelli locali senza ricevere nulla in cambio in termini di servizi.
Come dare torto dunque ai risentimenti di chi si sente non protagonista della società in cui vive, ma suddito spremuto, deriso e vessato? Fino a quando si potrà ricondurre il senso di comprensibile ribellione in una razionale espressione del voto che sappia e possa cambiare questo stato di cose che da anni caratterizza le nostre città e il nostro Paese? Noi restiamo fiduciosi e sapremo muoverci di conseguenza.
* vicepresidente nazionale dei Popolari per l’Italia

