Sull’accordo bi-partizan per chiedere aiuto allo Stato: “Non basta la solidarietà iper-consociativa tra Marino e Alemanno, né l’altalenante disponibilità del Tesoro, a risolvere il problema di un bilancio comunale ancora una volta allo stremo”. Infine il nuovo sindaco: “La Giunta Marino si è insediata ai primi di giugno e solo alla fine di settembre ha preso nota del cosiddetto buco (ingigantito). C’è da chiedersi il motivo di questo sorprendente e colpevole ritardo”
di Lucio D’Ubaldo *
Roma deve fare i compiti a casa e forse merita un default controllato. Non basta la solidarietà iper-consociativa tra Marino e Alemanno, né l’altalenante disponibilità del Tesoro, a risolvere il problema di un bilancio comunale ancora una volta allo stremo. Infatti, giorno dopo giorno, cadono i veli di troppe ipocrisie sulle quali fa leva la disputa in ordine alle risorse che, stando alle dichiarazioni del sindaco e dei suoi collaboratori, non sono sufficienti a garantire nel 2013 l’equilibrio tra uscite ed entrate. Sta di fatto però che le difficoltà non sono emerse all’improvviso, né sono giunte inattese. Il quadro, fatto di cifre e tabelle, era delineato già sul finire dello scorso anno e rispecchiava le indicazioni sulla spending review adottate in sede legislativa.
Nel 2012, al momento della elaborazione del bilancio preventivo, la Corte dei Conti non riteneva necessario avanzare la richiesta di alcun “provvedimento correttivo per ristabilire la sana gestione finanziaria e contabile”. A seguire, il 15 aprile scorso, il Collegio dei revisori dei Conti apponeva il suo bollino blu al consuntivo sebbene inserendo, qua e là nella relazione, giudizi e rilievi di non poco conto. A leggere il testo si scopre quanto sia fragile, ad esempio, l’impegno del Comune sul fronte della riscossione di tasse, tariffe e canoni. I revisori concludevano la loro verifica invitando, non senza un implicito allarme, gli amministratori del Comune a “esaminare le proposte del Collegio in merito ai valori patrimoniali relativi alle società partecipate”. Vuol dire che il bubbone non è ancora scoppiato, ma potrebbe scoppiare da un momento all’altro.

E non basta. Nella Relazione di fine mandato, quindi a ridosso delle elezioni di questa primavera, la Giunta Alemanno metteva i piedi nel piatto con questa stringente valutazione sulle prospettive dei conti: “Le esigenze complessive si ipotizzano in circa 369,5 ml, importo necessariamente soggetto a modifica in sede di predisposizione del bilancio 2013, in relazione ad approfondimenti della normativa e delle reali esigenze dell’Amministrazione”. Bisognava approntare misure correttive. Ciò nondimeno, consapevoli delle difficoltà, vecchi e nuovi inquilini del Campidoglio hanno proceduto come se nulla fosse. La Giunta Marino si è insediata ai primi di giugno e solo alla fine di settembre ha preso nota del cosiddetto buco (ingigantito). C’è da chiedersi il motivo di questo sorprendente e colpevole ritardo.
Adesso, invece di portare alla luce tutte le inefficienze e le distorsioni della spesa, operando perciò nel segno di una improcrastinabile operazione di riordino e razionalizzazione di tutte le poste di bilancio, si invoca come alte volte in passato una procedura speciale per “salvare Roma”. È questa la strada maestra? Solo in apparenza, ovvero solo nella misura in cui si voglia adombrare il rischio di un default senza regole e senza respiro. In verità Roma ha bisogno di uno schock doloroso e tuttavia salutare. Meglio accantonare, a riguardo, gli artifici connessi alla riapertura del fondo per la gestione del debito – artifici destinati a subire la censura della Corte dei Conti e le reazioni di Comuni parimenti in difficoltà – e puntare decisamente a una organica e severa ristrutturazione dei conti.
Ci vuole coraggio e lucidità. Con gli strumenti attuali in materia di dissesto degli enti locali e con la legislazione ad hoc per la gestione del quadro debitorio pregresso della Capitale, si possono fare interventi efficaci e risolutivi. Deve essere l’impegno su cui si misura la credibilità di una nuova classe dirigente. In questo modo si uscirebbe dalla spirale, cui non sembra sottrarsi neppure Marino, del continuo rinvio delle scelte oramai urgenti e ineludibili, sicché, dopo una fase di sacrifici, si aprirebbe sicuramente uno scenario economico e finanziario molto più degno per lo status della città di Roma.
Lucio D’Ubaldo, Lista Marchini
