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Marchini sui matrimoni gay e “unioni”. “E’ una disciplina che spetta al Parlamento”

ESCLUSIVO. Lucio D’Ubaldo, candidato a presidente del I Municipio, nella coalizione che sostiene il candidato Alfio Marchini, sceglie Affaritaliani.it per chiarire la posizione politica sulla questione: “La città ha bisogno di amministratori che dedichino tutto il loro impegno alla cura dei problemi su cui si esercita la loro effettiva responsabilità… poiché si vota per cambiare Roma, non serve introdurre un diversivo per il quale può venire a rischio la necessaria unità tra le forze interessate a un nuovo corso politico e civile”

A poche ore dalla conclusione della campagna elettorale, anche la lista che fa capo al candidato sindaco, Alfio Marchini,  prende posizione sulla questione delle unioni civili e dei matrimoni gay. E lo fa con una nota ufficiale inviata alla redazione di Affaritaliani.it che aveva sollecitato un pronunciamento.
Scrive Lucio D’Ubaldo: “Anche in questa campagna elettorale ha fatto capolino la questione dei matrimoni gay. I più prudenti, invece di usare una terminologia insidiosa, si limitano a parlare di “unioni civili”, contemplando in questa fattispecie una codificata convivenza tra persone di sesso diverso o dello stesso sesso. Nella sensibilità corrente, più attenta che nel passato alla tutela delle diversità, si manifesta un orientamento favorevole al riconoscimento di queste unioni. Ciò nondimeno, ogni qualvolta si è tentato d’intervenire sul piano legislativo gli ostacoli – non solo di natura politica – sono stati numerosi. I partiti non sono compatti, spesso registrano inclinazioni diverse al loro interno. Chi ne fa una questione di principio, specie a sinistra, da anni propone l’istituzione di appositi Registri comunali”.

lucio d'ubaldo


Dopo la premessa, arriva la posizione politica: “A ben vedere, si tratta di operazioni prive di qualsiasi impatto sulla vita delle persone: in pratica risultano giuridicamente inutili. A Roma, per questa limpida e serena considerazione, la Lista Marchini non ha ritenuto utile o corretto inserire nel suo programma elettorale alcun riferimento alla istituzione dei Registri. La città ha bisogno di amministratori che dedichino tutto il loro impegno alla cura dei problemi su cui si esercita la loro effettiva responsabilità. Dobbiamo pensare al rilancio dello sviluppo locale, a nuove opportunità di occupazione per i giovani, a forme più avanzate d’integrazione sociale, a servizi moderni ed efficienti, a rigenerare gli spazi urbani, a fare una città, in conclusione, ancora più bella e dunque più vivibile. Alla disciplina delle Unioni civili deve provvedere il Parlamento: in quella sede è giusto che si facciano valere le proprie opinioni. Intanto, poiché si vota per cambiare Roma, non serve introdurre un diversivo per il quale può venire a rischio la necessaria unità tra le forze interessate a un nuovo corso politico e civile, anzitutto nel segno della trasparenza, della correttezza e della efficienza amministrativa”.