Da Fabio De Furia, presidente del Consorzio Roma Ricerche, riceviamo e pubblichiamo.
“Acea è una società quotata dove ci sono tanti altri azionisti piccoli e grandi che, quindi, non può essere trattata e gestita come se fosse un qualsiasi ufficio del Comune, altrimenti si rischierebbe di creare delle turbative di mercato con perdita di valore dell’azienda.
Negli ultimi 12 mesi il valore di Borsa di Acea è più che raddoppiato (+113%) e ci sono stati sensibili miglioramenti sul piano dell’efficienza operativa e dei risultati economici. Questo significa che le società partecipate, in genere, dovrebbero essere svincolate dalla politica ma siccome tutto questa in Italia non è possibile, il mio consiglio è badare ai conti e a creare valore anche se qualche manager costa qualcosa in più. Cioè giudicare sui risultati e non se si è amici.
Tornando ad un discorso più in generale, le aziende partecipate da Roma Capitale presentano spaventosi buchi di bilancio e non bastano di certo un paio di accordi per la riduzione del personale e la riduzione dei soli costi dei manager per pensare di aver avviato un vero risanamento. Capisco che non si può addebitare tutto all’attuale amministrazione, ma si occupassero di dare una visione su cosa vorrà fare Roma per i prossimi 15 anni perché noi rimaniamo ancora in attesa. Oltre alla riduzione dei debiti, ogni azienda – ed in questo ci metto anche il comune di Roma Capitale – deve pensare allo sviluppo.
Io ho l’impressione che negli ultimi anni si è sempre cercato la via più semplice, proponendo progetti di basso livello e pensando solo ad un controllo assoluto delle società partecipate per sistemare amici e parenti”.
Fabio De Furia, presidente del Consorzio Roma Ricerche
