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Marino mette la mani su Acea. Caltagirone ko, cda rosa e light

Rinnovati i vertici della multutility. Consiglio a 7 con Catia Tomassetti presidente e ridotti gli emolumenti. Senza esito l’appello del socio francese a perseguire la linea del consiglio a nove per la corretta gestione. Gli interventi di Lupo Rattazzi e Katrin Bove

di Fabio Carosi

Ex dj di Radio San Marino in gioventù, ora una dei nove soci dello studio legale Erede Bonelli Pappalardo: da oggi Catia Tomassetti, è anche il nuovo presidente di Acea al posto di Giancarlo Cremonesi.
La linea Marino ha stravinto e la politica conferma di voler controllare in virtù del suo pacchetto azionari di maggioranza, la multiutility di acqua ed energia quotata in Borsa. Lo aveva fatto Alemanno, anche se Cremonesi era gradito a Caltagirone, e Marino ha replicato lo stile dei sindaci di Roma di mettere le mani sull’unica società che garantisce utili al Comune e ai piccoli azionisti
Attesa da tempo come “redde rationem”, l’assemblea dei soci si è trasformata in uno scontro che ha visto Marino mettere in ginocchio i soci di minoranza Caltagirone e Suez  Environement che hanno dovuto digerire il dimagrimento del cda che è passato da 9 a 7 consiglieri e la diminuzione degli emolumenti dei componenti.
Il nuovo Cda targato Ignazio Marino è ora composto da  Alberto Irace, Catia Tomasetti, Elisabetta Maggini e Paola Profeta per Roma Capitale, Francesco Caltagirone per il Gruppo che fa capo al cavaliere Francesco Gaetano e per i francesi Giovanni Giani e Deane D’Arras. Dunque, quattro donne e tre uomini con la Tomassetti nuovo presidente eletta con il 79.38% dei voti favorevoli e il 7,42% contrari.
Inutile ogni resistenza per evitare il cda più leggero: “La riduzione dei membri del Cda non consente una equilibrata rappresentanza nella gestione del Cda. Se lo scopo di questa operazione è quella di ottenere dei risparmi più che intervenire sul numero dei componenti dei Cda si poteva intervenire sui corrispettivi”, ha dichiarato il rappresentante di Caltagirone. E a lui ha fatto eco il socio francese: “Un consiglio di amministrazione composto da meno di 9 membri non è in condizione di assicurare la corretta gestione della società nel pieno rispetto del codice di autodisciplina. Quindi è contraria agli interessi della società. La riduzione non è affatto essenziale per il conseguimento dell’obiettivo di riduzione dei costi. L’organo amministrativo in carica ha dato dimostrazione di avere correttamente gestito la società e dunque ogni modifica in questo momento sarebbe contraria agli interessi della società’ stessa”.
Alla fine il sindaco è uscito gongolante: “Direi che e’ una bella giornata. Sono orgogliosissimo di rappresentare le romane e i romani e sono ancora più orgoglioso che assieme a Roma Capitale si siano riuniti e abbiano votato sulla visione aziendale di un cda al femminile e sulla drastica riduzione dei compensi, la maggior parte dei piccoli azionisti. Quindi si sono avuti molti più’ voti di quelli di cui Roma dispone. Hanno votato contro i grandi soci privati che hanno probabilmente, legittimamente, interessi ma diversi da quelli dei romani e delle romane”.
Tra i tanti piccoli azionisti che hanno scelto per il cambiamento, due voci fuori dal coro. Il primo è Lupo Rattazzi (Quinto figlio di Susanna Agnelli e Urbano Rattazzi, già  Lehman e in Salomon e fondatore di Air Europe) che ha stigmatizzato le “mani della politica sull’Acea”: “Le pretese di Roma vanno contro la Consob e contro le opinioni degli osservatori”. Poi, rivolto a Marino: “Vede sindaco, lei ha lavorato negli States e proprio per questo sa quanta fatica facciamo per farci apprezzare all’estero, soprattutto per l’invadenza per la politica negli affari. Quello che sta facendo ci fa fare un salto all’indietro. Va nella direzione di far prevalere la logica dell’appartenenza alle logiche aziendali e del buon andamento. Più di altri dovrebbe conoscerle bene e invece nei fatti si comporta all’opposto”.
A ricordare che la quotazione in Borsa di Acea equivale a business, anche Katrin Bove che ha aggiunto: “Cedole e profitti parlano chiaro. Strano che Acea debba occuparsi delle fasce più povere, magari garantendo servizi gratis. Questo è compito del Comune non di una società per azioni”.