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Matteo Salvini seduce Roma. E’ in Prati l’incubatore leghista

Matteo Salvini seduce Roma. E’ in Prati l’incubatore leghista
matteo salvini 800
L’ANALISI. Nelle inquietudini di un quartiere borghese nasce l’opzione politica che viene dalla destra. Tra piazza Mazzini e piazza Risorgimento si concentra il fenomeno d’improvvisati venditori e questuanti di nazionalità straniera, quasi tutti extracomunitari
Matteo Salvini seduce Roma. E’ in Prati l’incubatore leghista
Matteo Salvini seduce Roma. E’ in Prati l’incubatore leghista
Matteo Salvini seduce Roma. E’ in Prati l’incubatore leghista

“Vogliamo condividere sul territorio le battaglie identitarie di Matteo Salvini perché oggi è l’unico che ha il coraggio e l’energia per rappresentare i valori di centrodestra in cui abbiamo sempre creduto e capace di contrapporsi al vuoto di governo e all’ambiguità renziana”. Lo scrivono il consigliere comunale Marco Pomarici, insieme con Luca Aubert e Simona Baldassarre – Consiglieri del Municipio Roma I – Centro Storico, Daniele Giannini, Raimondo Fabbri e Maria Gemma Di Trocchio – Consiglieri del XIII Municipio Roma Aurelio.

di Lucio D’Ubaldo

Complice il disincanto dei romani, la notizia dello sbarco della Lega in Campidoglio ha suscitato reazioni blande, perlopiù di circostanza, nella pubblica opinione e nel mondo della politica locale.
Si tratta invece di un episodio che merita di essere valutato con attenzione. Marco Pomarici, ex Forza Italia ed ex Nuovo Centrodestra, insieme a un gruppo di consiglieri municipali abbraccia senza imbarazzo la bandiera di un movimento  associato fin dalle origini alla polemica su “Roma ladrona”. Nessuno avrebbe mai immaginato nel passato di compiere un gesto così impegnativo e sorprendente. Sta di fatto, però, che la propaganda di Salvini sfonda nella Capitale e raccoglie adesioni tra gli eletti, tutti di origine berlusconiana.  È un segno dei tempi.
Cosa è accaduto? Nel ’92-93, con il crollo della Dc e dei suoi alleati, a Roma si determinò un radicale spostamento a destra. Alle amministrative, Fini raccolse contro Rutelli più del 30 per cento al primo turno. L’elettorato cercava nuovi approdi, ma l’irruenza antiromana di Bossi favoriva la dislocazione sotto le insegne di un partito, il Movimento Sociale, storicamente portatore di un’istanza nazional-statalista. Questa, evidentemente, era percepita come elemento di garanzia e protezione rispetto alla “barbarie leghista”.
A vent’anni di distanza, tutto l’intreccio di nordismo e devolution appare inghiottito dalle nebbie del discredito generalizzato. Al contrario, sull’onda di una revisione che sembra ricalcare le orme del Fronte Nazionale di Marine Le Pen, il leghismo si rilancia nelle forme di movimento xenofobo e antieuropeo. Questa è la nuova immagine su cui scommette la dirigenza del Carroccio nell’intento di drenare consensi dal serbatoio elettorale di destra.
Ora, non a caso, i neo-leghisti romani provengono in larga parte dal quartiere Prati: oltre al capofila, anche Luca Aubert e Simona Baldassarre. Sta qui, nella dinamica sociale e nelle inquietudini di un quadrante urbano dalla solida composizione medio-borghese, il motivo di una opzione politica solo in apparenza bizzarra. Tra piazza Mazzini e Piazza Risorgimento si concentra il dilagante fenomeno d’improvvisati venditori e questuanti di nazionalità straniera, quasi tutti extracomunitari. La qualità della vita, una volta invidiabile, appare giorno dopo giorno scivolare verso il basso. Prendere un caffè all’aperto o passeggiare per le strade della Roma Umbertina per eccellenza significa affrontare la pressione costante di un’umanità precaria, vittima del racket che controlla un diffuso commercio illegale. Più che in altri quartieri della città, qui si coglie la fatica della pratica conciliazione tra diritti di residenti e commercianti, da una parte, e aspirazioni di immigrati senza prospettive e senza protezione, dall’altra.
Dunque, il successo di Salvini proprio nella capitale rappresenta davvero un campanello di allarme. Se l’insofferenza razzista e xenofoba sfonda a Roma, città tollerante per antica tradizione, nel Paese può anche dilagare in misura incontrollata e pericolosa. Meglio accendere i riflettori sulla realtà e capire cosa può accadere a un Paese abbandonato alle sue insicurezze e alla sua rabbia.