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Mense scolastiche: via i cibi ultraprocessati, arriva la filiera corta

Bando storico del Campidoglio per 24 milioni di pasti all’anno: Roma diventa la prima capitale UE a eliminare i prodotti ultraformulati, scommettendo sui prodotti locali

Mense scolastiche: via i cibi ultraprocessati, arriva la filiera corta

Una vera e propria rivoluzione culturale e alimentare parte da Roma e si candida a fare da apripista nell’intera Unione Europea. Il nuovo bando per la gestione delle mense delle scuole capitoline stabilisce per la prima volta l’esclusione totale ed assoluta dei cibi ultraformulati (detti anche Ultra-Processed Foods o UPF), spalancando ufficialmente le porte a prodotti a filiera corta, stagionalità rigorosa, materie prime biologiche e “superfood” naturali ad alta densità nutritiva.

Non si tratta di una misura simbolica, ma di una manovra d’impatto sistemico con numeri da capogiro: l’appalto gestirà quasi 24 milioni di pasti all’anno, distribuiti capillarmente in 816 istituti scolastici e servizi educativi, per un totale di ben 150mila pasti erogati ogni singolo giorno. Dimensioni imponenti che trasformano di fatto Roma nel più grande laboratorio italiano ed europeo di politiche alimentari pubbliche.

La minaccia invisibile: perché dire stop ai cibi ultra-processati

I cibi ultra-processati — caratterizzati da un alto contenuto di zuccheri raffinati, grassi saturi o trans, sodio e additivi industriali come esaltatori di sapidità, emulsionanti e coloranti — rappresentano ormai la quota maggioritaria delle calorie consumate dai ragazzi in età scolare nelle società occidentali.

Numerosi studi scientifici pubblicati sulle principali riviste mediche internazionali collegano un consumo prolungato di prodotti ultraformulati a un aumento significativo del rischio di obesità infantile, insulino-resistenza, diabete di tipo 2, disturbi metabolici e persino alterazioni del microbiota intestinale o deficit di attenzione. Eliminare merendine confezionate, succhi di frutta ricchi di sciroppo di fruttosio, nuggets ricostituiti e piatti pronti ricchi di conservanti dalle mense dei bambini significa recidere alla radice l’assuefazione al “junk food”.

L’alternativa della salute: la carica dei “Superfood” a chilometro zero

Il bando capitolino non si limita a proibire, ma rilancia puntando sulla nutrizione ad altissimo valore biologico. La grande novità è l’ingresso strutturale nei menu scolastici dei cosiddetti superfood naturali della tradizione mediterranea ed agricola laziale. Non si fa ricorso a prodotti esotici d’importazione, ma ai tesoridel territorio italiano.

In prima linea troviamo l’Olio Extravergine d’Oliva Biologico spremuto a freddo, vero re dei superfood italiani ricco di polifenoli, vitamina E e acidi grassi monoinsaturi ad azione antiossidante e protettiva. A questo si affiancano i legumi autoctoni come lenticchie e ceci, e i cereali antichi integrali quali farro e orzo a filiera corta, inestimabile fonte di fibre prebiotiche, proteine vegetali e micronutrienti a lento rilascio ematico.

Completano l’offerta la frutta e la verdura fresca di stagione a “Km 0”, ricchissime di vitamine A e C, minerali essenziali e flavonoidi, raccolte a maturazione ideale e somministrate senza lunghi stoccaggi. Inoltre, vengono introdotti in totale sicurezza la frutta secca e i semi oleosi per spuntini e preparazioni, fonte primaria di acidi grassi Omega-3 e magnesio fondamentali per la salute cerebrale.

Invertire la rotta significa educare il palato dei più piccoli ai sapori autentici: l’utilizzo di alimenti ricchi di antiossidanti naturali e privi di zuccheri aggiunti garantisce una glicemia stabile durante le ore di lezione, migliorando la concentrazione, l’energia fisica e prevenendo l’infiammazione sistemica di basso grado tipica delle diete sbilanciate.

Dagli ospedali alle scuole: il “Patto” che ha cambiato il corso delle cose

Questo provvedimento affonda le radici in un percorso virtuoso avviato lo scorso 10 luglio, quando 71 ospedali italiani hanno ospitato simultaneamente i mercati dei contadini di Coldiretti. Un’alleanza inedita tra “camici bianchi” e “tute verdi”, nata al Policlinico Gemelli di Roma e promossa da Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia, che ha dato forma al primo Patto nazionale tra agricoltori e medici per la salute dei cittadini.

Fu proprio in quell’occasione che il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, annunciò la volontà di tradurre la filosofia del Patto in un atto amministrativo vincolante. Una promessa oggi pienamente mantenuta con il varo del nuovo capitolato d’appalto.

Una scelta politica, sanitaria ed economica: il commento di Coldiretti

“Si tratta di una decisione di straordinaria portata politica e sociale”, commenta il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo. “In una fase storica complessa, è un atto di autentica ingegneria politico-sociale, capace di incidere sui modelli di consumo, sulla salute pubblica e sul futuro delle nuove generazioni. E a compierlo non è una piccola realtà locale, ma Roma, la Capitale d’Italia e, per molti aspetti, la capitale mondiale del cibo, oltre che il più grande Comune agricolo d’Italia e d’Europa.”

L’aspetto normativo d’impatto risiede anche nello stop definitivo alle gare d’appalto al massimo ribasso, un criterio penalizzante che per decenni ha svilito la qualità della refezione scolastica a favore dei costi di produzione industriali. Con la preferenza assegnata alla tracciabilità, alle produzioni biologiche e alla prossimità geografica, le risorse pubbliche tornano a essere una leva strategica per il benessere collettivo e il sostegno alle imprese agricole locali.

La prevenzione primaria comincia a tavola

L’obiettivo strategico del bando è dunque duplice: da un lato contrastare la diffusione di patologie croniche non trasmissibili e l’obesità pediatrica — un’emergenza sanitaria che in Italia colpisce quasi un bambino su tre — e dall’altro valorizzare il tessuto produttivo ed economico del territorio laziale e nazionale.

Come ribadito dai vertici di Coldiretti, la svolta di Roma dimostra con concretezza che “il cambiamento è possibile quando la buona politica sceglie di mettere al centro i cittadini, il cibo vero, la salute e il futuro del Paese”.