La nuova frontiera della Difesa italiana non passa soltanto da mezzi, arsenali e sistemi d’arma. Sempre più centrale diventa infatti il tema della sicurezza energetica e dell’accesso alle materie prime critiche, due settori destinati a pesare sempre di più sulla competitività industriale e sull’autonomia strategica del Paese.
È in questo quadro che si muovono i progetti di Agenzia Industrie Difesa, impegnata da una parte nello studio dei piccoli reattori nucleari modulari e dall’altra nella possibilità di recuperare metalli preziosi dalle apparecchiature elettroniche dismesse.
Piccoli reattori per alimentare i poli industriali
Sul fronte energetico l’attenzione è rivolta agli Small Modular Reactor, impianti nucleari di dimensioni ridotte rispetto alle centrali tradizionali e pensati per servire poli industriali o infrastrutture ad alto consumo.
Tra i siti considerati potenzialmente adatti figurano gli stabilimenti militari di Noceto e Baiano di Spoleto. Il fabbisogno energetico complessivo delle strutture di Agenzia Industrie Difesa è oggi nell’ordine di 21 GWh annui, mentre un reattore da 50 megawatt potrebbe teoricamente produrne circa 394. Numeri che mostrano come il progetto, almeno in prospettiva, possa andare ben oltre il semplice autoconsumo.
Leonardo e la miniera nascosta nell’elettronica dismessa
Ma la partita forse più immediata riguarda il recupero delle materie prime contenute nei rifiuti elettronici. Schede, radar, computer, apparati di comunicazione e sistemi complessi possono contenere oro, argento, palladio, rame, stagno, nichel, tantalio e gallio: materiali indispensabili per l’industria tecnologica e della Difesa e spesso provenienti da filiere internazionali vulnerabili.
In questo scenario assume particolare rilievo anche il ruolo di Leonardo, uno dei principali gruppi industriali italiani dell’aerospazio, difesa e sicurezza, i cui stabilimenti producono ogni anno importanti quantità di apparecchiature elettroniche destinate prima o poi alla dismissione.

A indicare la dimensione del fenomeno è Fiammetta Salmoni, una delle poche donne ai vertici delle Forze armate e direttore generale di Agenzia Industrie Difesa. «Ogni anno l’industria italiana della Difesa dismette tonnellate di apparecchiature elettroniche: nel solo 2025 i siti italiani di Leonardo hanno generato centinaia di tonnellate di rifiuti elettronici, oltre la metà dei quali dalla Divisione Elettronica. Materiali che oggi escono dagli stabilimenti della Difesa come rifiuti, ma che potrebbero contenere risorse preziose da recuperare e reimmettere nella filiera industriale nazionale e trasformarle in risorsa strategica nazionale».
Dai rifiuti alla sovranità industriale
Il principio è semplice: ciò che oggi esce da uno stabilimento come rifiuto potrebbe domani rientrare nella filiera come materia prima. Una sorta di miniera urbana ad altissima concentrazione tecnologica, nella quale non si scava nel sottosuolo ma dentro schede, circuiti e componenti elettronici. Per un Paese fortemente dipendente dall’estero per molti materiali critici, il recupero di metalli preziosi dai sistemi dismessi della Difesa e da realtà industriali come Leonardo può quindi assumere un valore che va ben oltre l’economia circolare.
Non si tratta soltanto di riciclare di più. Si tratta di ridurre dipendenze, proteggere le filiere e trasformare uno scarto industriale in una risorsa strategica nazionale.


