Il caso di Bologna e la morte di Abderahhim Fakir ha riacceso il dibattito sul Modello 45-bis, il nuovo registro previsto dal Decreto Sicurezza che si applicherà come previsto dal nuovo decreto legge sicurezza. Ecco come funziona, quando si applica e perché maggioranza e opposizione si scontrano sulla norma.
Perché il 45-bis è tornato al centro del dibattito

Il nuovo registro introdotto dal Decreto Sicurezza torna sotto i riflettori dopo la morte del 43enne marocchino Abderahhim Fakir, deceduto il 19 luglio a Bologna durante un intervento della Polizia. La Procura ha aperto un procedimento, iscrivendo il caso nel Modello 45-bis, nei confronti degli agenti che hanno partecipato alle diverse fasi dell’intervento. Quanto basta per alimentare un duro confronto politico. Secondo la maggioranza, la norma non rappresenta uno “scudo penale”, ma uno strumento per evitare di essere automaticamente iscritto nel registro degli indagati. Secondo la sinistra invece, si rischia di creare una corsia preferenziale che potrebbe indebolire il principio di uguaglianza davanti alla legge. Il punto centrale del dibattito si articola proprio sugli automatismi: potrebbe evitare ingiustizie, ma tradursi in una riduzione delle garanzie di accertamento.
Cos’è il Modello 45-bis e come funziona
Il Modello 45-bis è il nuovo registro introdotto dal Decreto Sicurezza per i casi in cui un fatto potenzialmente configurabile come reato è commesso in presenza di una causa di giustificazione, ovvero legittima difesa, uso legittimo delle armi o adempimento di un dovere. Si parla di scudo penale. In realtà, come ha specificato il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, definirlo scudo è improprio perché il procedimento non garantisce impunità. Introdotto dall’articolo 12 della Legge che ha convertito il Decreto Sicurezza, modifica l’articolo 335 del Codice di Procedura Penale. Tradotto dal giuridico: se dagli elementi iniziali emerge in modo evidente la presenza di una causa di giustificazione, il Pubblico Ministero non iscrive immediatamente la persona nel registro degli indagati, ma procede a una annotazione preliminare in un registro separato, il cosiddetto Modello 45-bis.
Non è uno scudo penale, è processuale: non esiste l’impunità
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Sicurezza dopo gli scontri avvenuti durante il corteo di Askatasuna a Torino, il 5 febbraio 2026. Dopo il confronto con il Quirinale su alcuni rilievi tecnici, il provvedimento è stato convertito in legge dalla Camera nel mese di aprile. In questo contesto, il modello 45 – bis è una fase preliminare di verifica che non equivale a un procedimento con una persona formalmente indagata. La norma non riguarda esclusivamente le forze dell’ordine, ma tutti i cittadini. Il Pm mantiene piena discrezionalità: se dagli accertamenti emergono elementi che escludono la causa di giustificazione, può iscrivere la persona nel registro degli indagati in qualsiasi momento. Diversamente, se non sono necessari approfondimenti, il Pm decide sulla richiesta di archiviazione entro 30 giorni dall’annotazione preliminare.





