Manifestazione in piazza Montecitorio del comparto della sanità pubblica, indetto dal sindacato Nursind. Nel giorno in cui è stato proclamato anche lo sciopero dei camici verdi, i manifestanti, alcune centinaia, cartelli alla mano e fischietti stanno protestando contro il “de-finanziamento del lavoro in sanità, perché questo significa impoverirlo oltre che creare danni importanti alla qualità delle cure impedisce di sanare le tante storture del sistema sanitario, le sue numerose diseconomie, di qualificarne la spesa se non di ridurla a scala di sistema”.
“Adesioni oltre le aspettative” e “probabili disagi negli ospedali” sono attesi per uno sciopero che farà da apripista ad un autunno caldo nella Sanità, dove, ad alimentare il malcontento dovuto al blocco del ‘turn over’ e degli stipendi, si aggiungono anche le notizie dei nuovi tagli previsti per il settore. Sabato 8 novembre a scendere in piazza saranno anche i medici che parteciperanno alla manifestazione nazionale dei lavoratori pubblici di Cgil, Cisl e Uil.
“Prelievi, radiologie, esami diagnostici e interventi chirurgici programmati e non urgenti rischiano di slittare”, spiega Andrea Bottega, segretario del sindacato degli infermieri Nursind, che ha indetto la mobilitazione a cui sono stati invitati a partecipare anche altri lavoratori del comparto. “Il personale presente è tenuto a svolgere le attività pertinenti al proprio profilo e le sole prestazioni indispensabili relative all’assistenza sanitaria d’urgenza”, ricorda Bottega, sottolineando che “le aziende hanno provveduto in ritardo ad organizzare il contingentamento minimo del personale”.
Volantinaggio e presidi fuori dagli ospedali per spiegare ai cittadini il malcontento della categoria e il rischio che corre il Sistema Sanitario Nazionale, oltre al sit-in davanti al Parlamento.
Al centro della protesta la mancanza di attenzione nei confronti di una categoria “sempre in prima linea nell’accogliere e assistere i malati acuti, cronici e fragili”, ma che da anni ormai viene sottoposta ad una “mole di lavoro ingestibile e a salari inadeguati, a danno della qualità dell’assistenza offerta”, spiega il segretario del Nursind. La piattaforma che rivendica lo sciopero vede infatti al primo punto la fine del blocco del ‘turn over’, che “non permettendo il ricambio generazionale per sostituire chi va in pensione, di fatto si traduce in orari e turni massacranti”. Gli infermieri sono infatti sempre meno, mentre “sempre più sono quelli disoccupati, specie tra i giovani, circa 25.000”.
A fronte del superlavoro, il blocco contrattuale in corso da 5 anni, non permette l’adeguamento dello stipendio al costo della vita. A questo si unisce il malcontento per una Legge di Stabilità che prevede un taglio agli sprechi, ma “rischia di penalizzare i sistemi di garanzia dei Livelli essenziali di assistenza”.

