L’ex questore Aliquò rilancia la sfida al Campidoglio dopo l’ennesimo appello del Municipio II. Nel mirino la gestione della movida tra San Lorenzo e piazza Bologna: per il presidente del comitato Italia-Ippocrate servono ordinanze più severe, meno licenze e controlli costanti, non nuove richieste alla Prefettura.
Il nuovo affondo contro il Campidoglio
La battaglia sulla movida romana si riaccende con un nuovo duro intervento di Giovanni Aliquò. L’ex questore e presidente del comitato Italia-Ippocrate interviene dopo la terza lettera inviata in poche settimane dal Municipio II al Prefetto e alle forze dell’ordine, con cui si chiedono controlli più incisivi nelle aree maggiormente segnate da schiamazzi, degrado e violenza notturna, come San Lorenzo e piazza Bologna. Per Aliquò, però, il destinatario principale dell’appello avrebbe dovuto essere un altro: il sindaco Roberto Gualtieri. Secondo l’ex dirigente della Polizia di Stato, infatti, il Comune dispone già di strumenti amministrativi e normativi sufficienti per intervenire senza attendere nuove iniziative della Prefettura.
Meno alcol, orari ridotti e licenze contingentate
La ricetta proposta dal presidente del comitato è netta. In primo luogo una drastica revisione degli orari di vendita e somministrazione delle bevande alcoliche, accompagnata da provvedimenti efficaci contro l’inquinamento acustico. Ma non basta.
Aliquò chiede anche una presenza costante della polizia amministrativa, sanzioni realmente dissuasive per gli esercenti che violano le regole e una pianificazione più rigorosa delle autorizzazioni commerciali. L’obiettivo è fermare la concentrazione di locali che, a suo giudizio, finisce per richiamare ogni sera migliaia di giovani, trasformando alcuni quartieri in veri e propri poli della movida senza alcun equilibrio con le esigenze dei residenti.
“La Prefettura da sola non può risolvere il problema”
L’ex questore non risparmia una stoccata finale all’amministrazione capitolina, accusata di continuare a rinviare decisioni che potrebbero essere assunte immediatamente attraverso gli strumenti previsti dalla legge e consolidati dalla giurisprudenza amministrativa.
Secondo Aliquò, senza un intervento diretto del Campidoglio la Prefettura può fare ben poco oltre ad intensificare i controlli e approfondire eventuali verifiche sulle attività commerciali. Per questo invita Palazzo Senatorio ad assumere un ruolo più deciso, abbandonando soluzioni considerate insufficienti e affrontando in modo strutturale un fenomeno che continua ad alimentare il malcontento dei residenti dei quartieri più esposti alla movida romana.

