Dai verbali per le violazioni del Codice della Strada i Comuni italiani incassano ogni anno centinaia di milioni di euro. Somme che, per legge, dovrebbero essere in parte vincolate alla manutenzione e al rinnovo della segnaletica. Eppure, la realtà fotografata dai bilanci inviati al ministero dell’Interno racconta un’altra storia: cantieri mai finiti, fondi sottostimati e uscite dirottate su capitoli di spesa che nulla hanno a che fare con i cartelli stradali. A sollevare il velo sulle incongruenze tra quanto incassato e quanto effettivamente speso è un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Il Post.
Lavori al palo e capitoli di spesa “creativi”
Nel 2025, i venti capoluoghi di regione hanno registrato oltre 564 milioni di euro dai verbali (esclusi gli autovelox). Per legge, almeno il 12,5% di questa cifra andrebbe destinato all’aggiornamento della segnaletica. Tuttavia, in ben nove città i cantieri risultano quasi del tutto fermi: è il caso di Potenza (con appena l’1% dei lavori realizzati), Milano (7,4%) e Bari (19%).
A Roma il quadro appare ancora più critico. Negli ultimi tre anni la Capitale ha incassato 482 milioni di euro dalle sanzioni, ma ne ha inseriti a bilancio per la segnaletica solo 43 (anziché i 60 previsti dalla normativa). Non solo: le risorse stanziate sono servite per interventi rimasti a metà (nel 2025 il tasso di completamento non ha superato il 50%) e, soprattutto, nei rendiconti ufficiali la voce “segnaletica” nasconde uscite destinate a illuminazione pubblica, manutenzione delle fognature, smaltimento acque e persino al vestiario della Polizia Locale.
La difesa del Comune: “Difficile quantificare la spesa reale”
L’assessore capitolino alla Mobilità, Eugenio Patané, chiarisce come i dati inviati al ministero non riflettano i reali investimenti sul campo, che verrebbero inseriti direttamente nei singoli progetti di manutenzione stradale (come il restyling dei 175 incroci più pericolosi della città).
A complicare il tracciamento incide un’intricata burocrazia: dei 9.000 chilometri di strade romane, 1.400 sono gestiti direttamente dal Comune centrale (diviso tra l’assessorato ai Lavori Pubblici per la vecchia segnaletica e quello alla Mobilità per la nuova), mentre i restanti fanno capo autonomamente ai 15 municipi. “Sommando le varie voci possiamo stimare una spesa globale di circa 40 milioni all’anno, ma un computo unitario ad hoc non è mai stato effettuato”, ammette Patané.
Segnaletica obsoleta e rischi per la sicurezza
Il mancato rinnovo della cartellistica comporta conseguenze dirette sulla sicurezza. Secondo Assosegnaletica, un cartello stradale in Italia dura in media 7 anni (la metà rispetto al resto d’Europa) a causa dell’impiego di pellicole di vecchia concezione. A ciò si aggiunge l’accumulo di troppi cartelli sullo stesso palo per evitare i costi di posa (circa 300 euro a sostegno), con il risultato di generare confusione in chi guida.
“A Roma non è possibile capire come e dove siano impiegati i fondi”, accusa Federico Rocca (FdI), presidente della Commissione Trasparenza del Comune. Paolo Mazzoni, vicepresidente di Assosegnaletica, evidenzia la necessità di introdurre un “catasto dinamico digitale” per mappare lo stato di usura dei segnali. Un tema cruciale: diversi studi accademici confermano che il ripristino e la corretta manutenzione della segnaletica verticale e orizzontale possono ridurre gli incidenti stradali fino al 40%.

