Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Nazionale, panchina per due: Conte in rimonta, Mancini sullo sfondo

Nazionale, panchina per due: Conte in rimonta, Mancini sullo sfondo

Giovanni Malagò è al primo vero banco di prova: la scelta del CT è anche politica. I nodi? L’ingaggio e pressioni provenienti della Serie A

Nazionale, panchina per due: Conte in rimonta, Mancini sullo sfondo
Antonio Conte, Roberto Mancini

Fatta l’Italia, occorre fare gli italiani. La frase di Massimo D’Azeglio riecheggia tra le mura della Federcalcio. Il neo eletto presidente Giovanni Malagò è alle prese con il primo, delicatissimo dossier: scegliere il commissario tecnico che avrà il compito di restituire al calcio italiano quella dignità sportiva, e non solo, persa negli ultimi anni. Tradotto: condurre la nazionale agli Europei del 2028, ai Mondiali del 2032 e renderla competitiva. A giocarsi il posto, due ex commissari tecnici: Antonio Conte e Roberto Mancini.

Antonio Conte, sorpasso in vista su Roberto Mancini

Nelle ultime ore, Antonio Conte ha operato un clamoroso sorpasso. Sin dai primi giorni legati alla candidatura di Giovanni Malagò in Federcalcio, tutto lasciava credere che la panchina azzurra sarebbe stata affidata al CT Campione d’Europa del 2021. Una scelta dettata in primis dal rapporto di fiducia e amicizia fra i due e poi legata alle qualità tecniche di un allenatore in grado come pochi di individuare e valorizzare i giovani talenti. Il ritorno di Mancini, fra l’altro, avrebbe rappresentato una sorta di “pace” dopo l’addio, alquanto burrascoso (eufemismo), dell’estate del 2023, quando l’allora CT si dimise in pieno agosto per poi firmare, dopo pochi giorni, un contratto plurimilionario con l’Arabia Saudita. Uno sgarbo non dimenticato dalla Lega serie A che, unito alla mancata qualificazione ai mondiali del 2022, ha abbassato enormemente l’indice di gradimento del tecnico marchigiano.

Il peso della politica sportiva: Marotta e De Laurentiis spingono Conte

Lo scenario è cambiato anche in base alle pressioni provenienti dalla Serie A, componente che ha scelto e spinto Malagò al comando del calcio italiano. Roberto Mancini è apprezzato dal presidente FIGC quanto osteggiato da due pesi massimi come Giuseppe Marotta e Aurelio De Laurentiis che non gli hanno perdonato la fuga in Arabia. Il presidente dell’Inter e quello del Napoli conoscono benissimo pregi e difetti di Antonio Conte e, al netto di polemiche e frecciatine risalenti al più o meno recente passato, lo ritengono l’uomo giusto sul piano tecnico e caratteriale per rilanciare l’azzurro sbiadito. Del resto, la storia parla per lui: ha allenato una delle nazionali meno competitive di sempre sfiorato l’impresa agli Europei del 2016 creando comunque una fortissima alchimia fra la nazionale e l’opinione pubblica. Esattamente il “lievito” che serve al calcio italiano e alla FIGC.

I nodi da sciogliere: ingaggio e diplomazia

Restano da sciogliere diversi nodi. In primis, l’ingaggio. La FIGC mette sul piatto 4 milioni di euro. Sufficienti per Roberto Mancini, pronto, per opportunità, a un taglio dell’ingaggio: serve rifarsi una verginità a livello di immagine. A quella cifra, Antonio Conte non aprirebbe neanche la trattativa, ma per la nazionale si fa un’eccezione. Fra l’altro tutte le panchine top sono occupate e l’alternativa è l’anno sabbatico o la… trespola. Non è da Conte sperare che qualche big italiana o europea “floppi” per ritrovare una panchina. In Nazionale avrebbe davanti a sé almeno quattro anni, anche sei in ottica Europeo 2032, evento che sarà ospitato in Italia. Il tecnico leccese ha già posto alcune condizioni: pretende di essere ct a tempo pieno nonché supervisore di tutte le attività. In due parole: carta bianca. La decisione, senza ritorno e paracadute, spetta a Malagò: qualsiasi scelta si tradurrà anche nel suo primo atto politico da dirigente. Il 1 luglio, primo consiglio federale. Data da cerchiare in rosso.