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Nelle “radici” del Festival dei Due Mondi. Spoleto e il suo legame con l’Urbe da oltre duemila anni

Le “radici” della sessantanovesima edizione Festival dei Due Mondi si intrecciano con quelle dell’antica città romana. Ricordare il passato guardando il futuro, l’intervista a Daniele Cipriani, direttore artistico della manifestazione. E l’omaggio Menotti con il ritorno dell’opera “Vanessa” per l’inaugurazione

Nelle “radici” del Festival dei Due Mondi. Spoleto e il suo legame con l’Urbe da oltre duemila anni
Le proiezioni oniriche sulla facciata del Nuovo Teatro Gian Carlo Menotti per la prima di “Vanessa”, l’opera che ha inaugurato Ia sessantanovesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto

Nuova partenza all’insegna di quello che eravamo. L’importanza delle “radici”, il focus della sessantanovesima edizione del Festival dei Due Mondi – firmata dal neo direttore artistico – Daniele Cipriani – che ha inaugurato con un’opera di grande significato storico e dal respiro internazionale. Sì, perché Vanessa di Samuel Barber – ed il libretto di Gian Carlo Menotti – venne rappresentata nella proprio nella prima edizione della kermesse, nel 1961.

Nelle “radici” del Festival dei Due Mondi. Spoleto e il suo legame con l’Urbe da oltre duemila anni
Il Nuovo Teatro Gian Carlo Menotti, nel cuore di Spoleto, con i suoi 800 posti è il più grande teatro all’italiana della regione Umbria

Un ritorno importante che vede sul palcoscenico del Nuovo Teatro Gian Carlo Menotti – la cui facciata è stata illuminata da monumentali proiezioni oniriche nelle ore notturne – la musica americana del secolo scorso, che prosegue e risponde a quella del Vecchio Continente. I tre atti diretti magistralmente da Leo Muscato, ci riportano indietro, appunto alle radici di quel ponte tra Europa ed America che collega i mondi attraverso le arti. La messa in scena che ha aperto i battenti del festival offre una sensazione di sospeso e di ripetuto, grazie alle scene di Andrea Belli, dove l’inverno è sia fuori che dentro. Intensa l’interpretazione di Kayleigh Decker – nei panni di Erika– perfetta quella di Lauren Fagan, l’altèra – ed allo stesso tempo, debole – Vanessa.  Prima affollata al teatro incastonato nel cuore della città, con numerose personalità provenienti anche dalla Capitale. Tanti gli eventi in calendario: dai concerti di Mika, accompagnato dall’Orchestra Sinfonica del Teatro Comunale di Bologna, e di Arisa, a prosa edanza internazionale per una forte valorizzazione del patrimonio storico. Si chiude con l’immancabile gran finale, il concerto in Piazza Duomo che vede il debutto spoletino del direttore Gianandrea Noseda alla guida della Filarmonica Teatro Regio Torino.

Nelle “radici” del Festival dei Due Mondi. Spoleto e il suo legame con l’Urbe da oltre duemila anni
“Le foglie delle radici”, la monumentale scultura di Giuseppe Penone, artista dell’Arte Povera, allestita nel centro storico di Spoleto. L’opera è simbolo della 69esima edizione del Festival del Due Mondi

Due mondi sul palco edificato dai Romani

Il legame tra Spoleto e la Città Eterna è millenario. Basta girare per le vie della cittadina umbra per comprendere l’importanza delle “radici” con l’Impero Romano. Dalla Domus risalente al I secolo d.C, al Teatro Romano costruito nel I secolo a.C.; dall’Arco di Druso e Germanico, eretto nel 23 d.C. dal Senato, all’Anfiteatro Romano, del II secolo d.C., adiacente al centro storico.

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L’Arco di Druso e Germanico eretto nel 23 d.C. dal Senato spoletino, tra le numerose testimonianze del legame tra Spoleto e l’Urbe

Anche quest’anno, sono presenti alla manifestazione artisti provenienti da Roma. Tra loro, Manuela Mandracchia e Giuseppe Cederna, ne Le radici di mezzo mondo – dall’8 al 12 luglio in scena – il nuovo progetto di Michele Santerano: cinque spettacoli dedicati ai personaggi evangelici. Nello spettacolo che debutta al Festival dei Due Mondi, Giuseppe Cederna è Pietro, mentre Manuela Mandracchia è Maria Maddalena. Completano il cast, Peppino Mazzotta, Sata Putignano e Lino Musella. In scena, accanto agli attori, anche l’ autore – che ha scritto anche per il Teatro di Roma – ed il musicista Sergio Altamura

Uno stretto il legame, quello tra il Festival di Spoleto e la Capitale – confermato dallo stesso direttore artistico.

Intervista esclusiva a Daniele Cipriani

Il percorso del nuovo direttore artistico del Festival dei Due Mondi di Spoleto – Daniele Cipriani – si intreccia precocemente con la manifestazione, dove ha firmato produzioni e progetti speciali, contribuendo alla vocazione internazionale della manifestazione e l’incontro tra danza, musica, teatro e arti visive. Il suo festival – che succede Monique Veaute – conferma la capacità di saper rappresentare l’espressione di una nuova generazione di leadership culturale in grado di coniugare visione creativa, profonda conoscenza dei repertori classici e progettualità imprenditoriale. Nominato dal Ministero della Cultura, Cipriani ha scelto come tema conduttore dell’edizione 2026 il termine Radici, quale invito al valore della memoria – e lo slogan “In the bel mezzo of everything”, per sottolineare una svolta culturale.

Nelle “radici” del Festival dei Due Mondi. Spoleto e il suo legame con l’Urbe da oltre duemila anni
Daniele Cipriani, Direttore Artistico della 69esima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto

Ha scelto il tema delle “Radici”. Quali sono le radici dell’arte che porta al Festival di quest’anno?

La 69° edizione del Festival dei Due Mondi quest’anno vuole essere un abbraccio: di tutte le arti e a tutto l’universo del Festival, agli artisti così come al pubblico. Le radici che danno il tema a questa edizione sono le radici che ci fanno custodire la preziosa eredità di Gian Carlo Menotti, e che ci fanno anche guardare avanti, per scoprire un nuovo futuro.

Spesso le radici vengono dimenticate? Perché?

Ci si concentra spesso sul presente e si dimentica il passato. Con la mia direzione artistica, io voglio fare l’opposto: ricordare il passato concentrandomi sul futuro. La novità è proprio questa: l’avanguardia è proprio guardarci indietro e ripartire dal passato. Recuperare il senso più profondo del Festival e dargli un nuovo slancio, nel solco della lezione menottiana. 

Esistono radici comuni tra i popoli che possano consentire un dialogo tra mondi diversi, basandosi, appunto, sulle origini?

Ne sono convinto: per questo, in 17 giorni di programma, ospitiamo più di 100 spettacoli con più di 1000 artisti provenienti da 28 Paesi. Dal Sudafrica agli USA, dalla Germania alla Francia, dalla Spagna al Brasile: le radici comuni sono quelle dell’arte, della passione con cui si porta avanti una visione culturale.

Quali sono i messaggi principali che la manifestazione deve portare avanti?

La condivisione, la bellezza, il dialogo: questi sono i punti fermi che ci poniamo. 

Quali sono le Sue aspettative da questo primo festival?

Spero che possa essere un nuovo inizio per tutti, nel segno della partecipazione e della condivisione di un’esperienza davvero innovativa, che possa riportare al centro lo spettacolo dal vivo in tutta la sua bellezza.

Il suo rapporto con Roma. Fonte di ispirazione?

Roma è la mia città, le mie radici: impagabile e insostituibile nonostante tutto. Roma è la città in cui sono cresciuto artisticamente, dove mi sono formato e dove vivo, il palcoscenico da cui sono partito prima delle esperienze internazionali.

Nelle “radici” del Festival dei Due Mondi. Spoleto e il suo legame con l’Urbe da oltre duemila anni
La splendida piazza del Duomo di Spoleto, palcoscenico a scena aperta del Festival dei Due Mondi