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“Non ci sono più soldi, si chiude”. Fatebenefratelli, addio a tre reparti

Niente servizio psichiatrico, niente dialisi e centro trasfusionale: se non arriveranno i finanziamenti dalla regione l’ospedale sarà obbligato ad un ridimensionamento delle attività. Lo dicono chiaramente i numeri del piano strategico induistriale approvato dal consiglio d’amministrazione, che lamenta una perdita di 70 milioni di euro: una perdita di risorse non più sostenibile

Chiusura di alcuni servizi, ridimensionamento dell’attività e riduzione del personale: questo è ciò che rischia il nosocomio Fatebenefratelli se la Regione Lazio, entro fine mese, non risponderà all’appello aprendo un tavolo di trattative costruttivo. A lanciare il presidente, il vicepresidente ed il direttore generale dell’Ospedale di riferimento per la cittadinanza romana, che si trova all’Isola Tiberina.

 

Chiusura del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e cura, del servizio Dialisi e del Centro trasfusionale; il ridimensionamento delle attività di ricovero in convenzione, del servizio di rianimazione e terapia intensiva al territorio, della Radioterapia e delle attività terapeutiche oncologiche. Esuberi anche per 170 lavoratori. Sono i numeri del piano strategico induistriale elaborato dal consiglio generale e approvato dal consiglio d’amministrazione dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma, che lamenta una perdita, tra decurtazione del budget e abbattimenti tariffari di 70 milioni di euro, dal 2005 al 2012.
Una perdita di risorse non più sostenibile. A lanciare l’allarme Carlo Maria Cellucci, Fra Gian pietro Guzzato e Maurizio Ferrante, rispettivamente il presidente, il vicepresidente ed il direttore generale dell’Ospedale San Giovanni Calibita, meglio conosciuto come Fatebenefratelli, da 500 anni struttura di riferimento per la cittadinanza romana, che si trova all’Isola Tiberina. “L’ospedale – annunciano – non può continuare la propria attività, garantendone la qualità, solo riducendo i servizi”.