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Nuovo colpo alle “cosche romane”. Sequestrati beni per 7mln di €

Gli uomini della Dia hanno apposto i sigilli a diversi beni immobili, società ed esercizi commerciali tra cui il Caffè Fiume a pochi passi da via Veneto: tutti sono riconducibili a Saverio Razionale, capo dell’omonima associazione criminale

La ‘ndrangheta ha spostato ormai da tempo parte del suo business nel Centro Storico della Città Eterna. Un ulteriore conferma viene dal maxi sequestro operato dalla Direzione Investigativa Antimafia di Roma che ha sequestrato i beni di Saverio Razionale, elemento di vertice dell’omonima compagine criminale, alleata della potente cosca dei Mancuso di Limbadi, nel territorio di Vibo Valentia.
Classe 1961, nato a San Gregorio d’Ippona in provincia di Vibo Valentia, ma residente a Roma, Razionale era salito al vertice della cosca negli anni ’80, dopo l’attentato in cui perse la vita in un agguato il precedente capo cosca Giuseppe Gasparro detto “Pino u gatto” diventando un elemento di riferimento per tutte le attività dell’organizzazione criminale, dalle estorsioni, all’usura, al riciclaggio, oltre ad essere coinvolto in alcuni gravi fatti di sangue accaduti nel territorio.

Gli uomini della Dia hanno apposto i sigilli a diversi beni immobili e società operanti nel settore dell’edilizia nel Lazio e in Calabria, ad esercizi commerciali nel centro di Roma tra cui il Caffè Fiume, nelle adiacenze dell’omonima piazza, a pochi passi da via Veneto, sequestrato autovetture di lusso (tra cui una Porsche in uso a Razionale), una concessionaria di auto a Vibo Valentia e terreni, per un valore complessivo di oltre 7 milioni di Euro.
Saverio Razionale si era trasferito a Roma nel 2005, dopo il suo arresto e la successiva scarcerazione per scadenza dei termini di custodia, per sfuggire alle attenzioni delle Forze di Polizia, era riuscito a dar vita, nella Capitale, ad una rete criminale specializzata nel reinvestimento di proventi illeciti in beni immobili ed attività commerciali, nonché nel condizionamento/infiltrazione degli appalti, tramite società di comodo.

Condannato a quattro anni e sei mesi nel 2011, dalla Corte d’appello di Catanzaro, per associazione di tipo mafioso, con sentenza diventava definitiva all’inizio del 2012 con la pronuncia della Corte di Cassazione che aveva rigettato il ricorso presentato dai legali di Razionale, per sfuggire alla cattura si era reso latitante, sino allo scorso febbraio, quando la Suprema Corte, pur confermando la condanna per l’associazione di tipo mafioso, aveva annullato il provvedimento per una questione tecnico-giuridica connessa ad una errata determinazione della pena da parte della Corte d’Appello, che lo aveva condannato e che non aveva tenuto conto delle attenuanti generiche a suo favore.
Nell’attesa della rideterminazione della pena, il provvedimento odierno consente di congelare nelle mani dello Stato il tesoro economico di Razionale, evitando che questi, nelle more della decisione dell’Autorità Giudiziaria, se ne potesse disfare.

L’operazione odierna della Dia di Roma, sottolineano gli investigatori, riconferma la centralità della Capitale nelle attività di reinvestimento dei proventi illeciti milionari ad opera dei clan mafiosi. I beni sottratti alle organizzazioni mafiose dall’inizio dell’anno dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia ammontano a circa 550 milioni di euro, tra beni mobili, immobili e rapporti finanziari.
“Un dato sicuramente soddisfacente”, dichiara il Direttore della Dia De Felice, ”in linea con quello già molto positivo dell’anno scorso che ha portato questa Direzione a sequestrare beni per 1 miliardo e 300 milioni ed a confiscarne per quasi 3 miliardi”.