di Fabio Carosi
Il Papa nuovo e le dimissioni di Ratzinger costeranno ai romani oltre 5 milioni di euro. E’ questo il conto che il sindaco Gianni Alemanno ha presentato a Palazzo Chigi nel corso della riunione tecnica con il sottosegretario Antonio Catricalà, i tecnici del ministero dell’Economia e il premier uscente Mario Monti.
Nei due appuntamenti del 17 e del 27 febbraio (il penultimo e l’ultimo Angelus), il sistema di accoglienza ha “bruciato” oltre 700 mila euro tra vigili urbani, potenziamento dei trasporti, pulizia di piazze e vie, nonché protezione civile e le proiezioni del Campidoglio per un “Conclave breve “ e “l’intronizzazione” hanno fgatto aggiungere “al santo conto” circa 4 milioni e 600 mila euro.

E questo se nelle due cerimonie che si stanno preparando i pellegrini previsti non supereranno le 300 mila unità, nel qual caso i conti dovranno essere rivisti.
Allo stato attuale la richiesta di un aiuto economico per saldare i conti è stata formalmente richiesta e fa seguito a due diverse lettere inviate dal sindaco al presidente del Consiglio Mario Monti lo scorso 13 febbraio e una seconda “di sollecito” trasmessa invece al sottosegretario Catricalà.
I dirigenti del Campidoglio lasciano trapelare che il “conticino” che Roma ha presentato dovrebbe essere trasformato in poche ore in decreto per affrontare le spese “eccezionali dovute al momento particolare che la città è chiamata ad affrontare. Dunque, non ci sarà dibattito né negoziazione. E neanche col Vaticano che ha mostrato la più ampia disponibilità a collaborare all’evento rendendo disponibili circa 400 volontari al posto dei 100 consueti, sempre impegnati nella gestione di piazza San Pietro e via della Conciliazione. Insomma, l’Italia paga senza battere ciglio, d’altronde con le sole forze Roma non riuscirebbe mai ad affrontare gli eventi il cui bilancio finale si è sempre dimostrato positivo per l’economia della città. E soprattutto per coloro che già da tempo hanno noleggiato a caro prezzo terrazze e appartamenti con vista su San Pietro.
