Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Nuovo stadio, non prevista l’incognita della “puzza”

Nuovo stadio, non prevista l’incognita della “puzza”

“Gli esseri umani possono chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non possono sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrano gli uomini, a esso non possono resistere, se vogliono vivere. E il profumo scende in loro, direttamente al cuore e là distingue categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l’amore dall’odio. Colui che domina gli odori, domina il cuore degli uomini”.
Così Patrick Suskind descrive la peculiarità di dare un valore assoluto all’odore nella sua cattedrale romanzo dal titolo “Profumo”. In senso figurato, si può così chiamare la sensazione che promana da una qualità interiore. Il sillogismo che ne deriva è che a un cattivo odore corrisponde molto spesso una persona negativa, oppure un luogo e una situazione sgradevole.
Da quando l’Uomo ha posto un limite all’azione disgregante dei batteri con la ricerca scientifica c’è stato un netto miglioramento; la possibilità di usare un buon deodorante (dopo essersi lavati naturalmente), non si nega a nessuno. È invece peggiorata assai la situazione, per gli effluvi emanati dal prodotto finale creato nell’estremo rifugio dove l’intimità combatte l’ultima battaglia sociale contro il caos, il delirio della quotidianità, dove il tablet e lo smartphone hanno sostituito la lettura dei quotidiani.
Stiamo parlando dell’odore delle deiezioni umane, della merda. Per il suo odore nefasto una soluzione non è stato ancora trovato. Anzi, la situazione è peggiorata con il passare del tempo. Il fenomeno è arcinoto ai cittadini della Capitale; c’è la Cloaca Massima, ombelico imperituro degli escrementi degli Antichi Romani, a ricordarglielo. Chi non ha le idee molto chiare in merito sono i progettisti del futuro stadio dell’A. S. Roma. Indipendentemente se apparterrà al Comune oppure alla Società, il tanfo di escrementi che alberga in quel quadrante di Roma non ha fino ad ora avuto la giusta importanza nella fase progettuale. Detto molto volgarmente “allo stadio je puzza er fiato”.
Il fenomeno pare sia persistente nel week end e in alcune serate tropicali in cui l’umidità di Roma la fa somigliare a Bangkok, gli altri giorni si limita a insolentire gli abitanti dei caseggiati limitrofi. Le teorie sulla sua origine si sprecano; secondo alcuni arriverebbe dal vicino depuratore “Roma Sud” al quale affluiscono milioni di utenze per un problema di ritiro dei fanghi di smaltimento, secondo altri dalla rete fognaria di un corsorzio che domina la valle dell’Ippodromo, infine secondo alcuni burloni si tratterebbe molto più semplicemente di interferenze aliene.
Basta farsi una passeggiata o transitare sulla Roma-Lido per sentire come il miasmo sia davvero insopportabile, nessuno riuscirebbe a resistere a una simile vessazione dei sensi. Tranne il tifoso. Il supporter scatenato è disposto a tollerare qualsiasi tipo di vessazione pur di vedere la propria squadra In campo. La stessa cosa, sicuramente, non potrà dirsi dei futuri avversari della squadra capitolina e dei calciatori in genere abituati a ben altre essenze. Potrebbe, se usata con astuzia, diventare l’arma risolutiva nei match più comlpessi. Quando meno se lo aspettano, un milione di cittadini pronti con una mano sullo scarico del W. C. per stordire il nemico pronti a far fuoco. Un colpo solo, una nube pestilenziale che annienterà l’avversario. Il profumo della vittoria passa per lo scarico del cesso.

Patrizio J Macci