Erano gli ultimi giorni del 2013, il suo telefono continuava a squillare a vuoto: i dipendenti lo stavano chiamando per vedere pagate le proprie tredicesime, ma lui, Guglielmo Franci il re delle imprese di pulizie romane, prelevava dalle sue società ingenti somme di denaro, vantandosi di aver “inondato Roma” di champagne, donandolo ad amici e clienti, ed organizzando cene e ricevimenti con decine di invitati.
Poteva vantarsi di condurre un tenore di vita elevatissimo: nella sua esclusiva disponibilità aveva un prestigioso parco auto composto da Mercedes, Bmw e Porsche, con tanto di autista, ma nel frattempo ogni mese non versava i contributi dei suoi dipendenti per 135.000-150.000 euro.
I finanzieri del Comando Provinciale di Roma lo hanno arrestato al termine delle indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica in relazione al fallimento della società Hds Srl. Guglielmo Franci, capo di una serie di imprese operanti principalmente nel settore delle pulizie, del facchinaggio e del trasporto merci, con oltre 600 dipendenti e che annoveravano tra i propri clienti amministrazioni pubbliche, imprese partecipate dallo Stato e grandi società private, si trova ora agli arresti domiciliari.
Le Fiamme Gialle hanno inoltre sequestrato tre appartamenti a Roma, zona Ardeatina, intestati ai figli ed acquistati con l’impiego di denaro proveniente dai conti correnti intestati alla società fallita e ritenuto provento del reato di bancarotta. Le indagini infatti hanno consentito di appurare come Franci, a partire dal 2005, avesse effettuato una serie di operazioni finalizzate allo svuotamento della società Hds, ormai gravata di un ingente debito nei confronti dell’Erario e dell’Inps per oltre 34 milioni di euro fra tributi, contributi previdenziali, sanzioni ed interessi.
I contratti di appalti che generavano utili venivano trasferiti ad altra società di cui era amministratore, la Gruppo Franci Srl, lasciando invece i debiti di imposta ed i contratti non più produttivi in capo alla Hds, privandola delle sue fonti di reddito. Il sistema era quello ormai collaudato dell’utilizzo di due società, una “bad company” (la Gruppo Ina, poi Hds) cui lasciare i debiti, ed una “good company” (la Gruppo Franci Srl) destinata a proseguire l’attività produttiva.
Gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno poi consentito di ricostruire una serie di operazioni distrattive messe in atto da Franci, che ha utilizzato le casse della Hds per finalità esclusivamente personali, tra cui circa 600.000 euro utilizzati per l’acquisto di 3 appartamenti in Roma, in via del Tintoretto, intestati ai tre figli Gabriele, Angelica e Veronica, anch’essi indagati in concorso con il padre per il reato di bancarotta fraudolenta. L’imprenditore effettuava, inoltre, continui ed ingenti prelevamenti dalle casse della società fallita per coprire gli scoperti sul proprio conto corrente personale, ma anche per pagare le vacanze effettuate dall’intera famiglia in note località turistiche.
Altre somme sono invece state utilizzate per pagare i lavori di ristrutturazione della prestigiosa residenza dell’indagato, una villa all’interno del parco dell’Appia Antica. Le operazioni distrattive sono proseguite anche dopo il fallimento della Hds, questa volta a danno di un’altra società, la Gruppo F. Srl, che Franci intendeva svuotare, lasciandola piena di debiti erariali e previdenziali, con lo scopo di arricchire un’altra società a lui riconducibile, la Prima Immobiliare Srl, intestataria della villa di Roma. Franci aveva nel frattempo acquistato anche un casale a Capalbio (Gr), con annesso terreno agricolo, per 541.000 euro.
