Intelligenza artificiale, calcio, etica, morale e fede religiosa convergono in uno studio televisivo. Protagonista, Padre Enzo Fortunato: il responsabile della comunicazione dei progetti speciali della Basilica di San Pietro gioca con Virgilio, un robot calciatore. Una gag originale che lascia in eredità una profonda riflessione. Gestire i rapporti fra IA che non esegue ma processa e la necessità di non perdere contatto con la realtà e l’umanità, nel senso più pieno del termine.
Virgilio, il robot calciatore che giocherà i mondiali
Durante la puntata “Tg1 dialogo”, in studio, con tanto di maglia da calcio “SPQR”, entra un robot. Virgilio appunto. Una creazione della Università Sapienza di Roma. L’ingegner Vincenzo Suriani, Dipartimento di Ingegneria Informatica, presenta l’ultimo arrivato di una sperimentazione che ha come obiettivo disputare una partita fra umani e robot nel 2050. Intanto la nazionale promette bene: si è qualificata al terzo posto all’Europeo battendo i colleghi della Germania. Fra due settimane Virgilio parte per la Corea dove giocherà i mondiali. È un attaccante, ma nasce per qualunque ruolo. Padre Fortunato ci scherza: “Qui c’è un rischio serio, visto che l’Italia non riesce a qualificarsi da tempo ai mondiali di calcio, ci mandiamo i robot”.
Padre Fortunato e Virgilio, un’occasione per riflettere
Padre Fortunato pone al centro della riflessione il discernimento. E così l’incontro diventa una occasione per riflettere sulle straordinarie opportunità offerte dall’IA, ma anche sui limiti etici che ne accompagnano lo sviluppo. Suriani ne è consapevole: “La sfida è gestire l’automazione in maniera congiunta, l’idea è utilizzare il calcio per insegnare i robot a cooperare ma anche prendere decisioni in maniera autonoma. Ecco perché li addestriamo al calcio, è uno sport che costringe a decidere, riflettere”. Ovviamente le funzionalità poi saranno utilizzate fuori dal campo di gioco. L’ingegnere sottolinea anche la necessità di non perdere di vista la parte etica: “Occorre prestare molta attenzione a un robot che agisce nel mondo con un corpo. È un rischio maggiore rispetto a una voce o un testo alterato”.
L’IA e l’etica: le parole di Padre Fortunato
Padre Fortunato invita, come sostiene Papa Leone XIV sulla scia della tesi del predecessore Francesco, a porsi un interrogativo al di là della fede religiosa: “Il problema che si pone è serio e richiede un attento discernimento. Il dito del robot che tocca quello dell’umano è una nuova creazione, è il Dio macchina. È evidente, lo dico anche a chi non crede, che dovrebbero essere i valori a determinare la nostra vita. E in tal senso il rispetto della dignità umana è fondamentale. Francesco diceva che nulla è grande perché tutto è degno. Per questo non è possibile né giusto che in pochi possano decidere tutto del destino dell’umanità. È tirannico. Occorre porsi degli interrogativi profondi”.

