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Parola d’ordine a scuola: decoro. Diversi istituti riscoprono il guardaroba disciplinare: no a bermuda, top, infradito e canottiere

Diversi istituti di Roma hanno introdotto o ribadito regole sull’abbigliamento degli studenti, in alcuni casi già dalle scuole dell’infanzia. Previsti controlli da parte di docenti e personale Ata, richiami alle famiglie e, nei casi reiterati, anche provvedimenti disciplinari.

Parola d’ordine a scuola: decoro. Diversi istituti riscoprono il guardaroba disciplinare: no a bermuda, top, infradito e canottiere

Dalle materne alle superiori, diversi istituti romani fissano regole precise sull’abbigliamento. Docenti e personale Ata chiamati a vigilare. E per chi insiste può arrivare anche la richiesta di cambiarsi.

A scuola per studiare, certo. Ma possibilmente con la maglietta della lunghezza giusta, le scarpe ben ancorate al piede e senza trasformare il corridoio in una succursale della spiaggia di Ostia. Con il nuovo anno scolastico, a Roma torna infatti uno dei grandi classici delle circolari: il dress code. Diversi istituti della Capitale hanno messo nero su bianco ciò che studenti e studentesse possono indossare e ciò che, invece, sarebbe meglio lasciare nell’armadio.

A Centocelle controlli anche dalle materne

All’istituto comprensivo Artemisia Gentileschi, che comprende scuole dell’infanzia, primarie e medie, il dirigente Fabio Baccelliere ha indicato una serie di capi considerati incompatibili con l’ambiente scolastico. Non ammessi dunque pantaloncini troppo corti, crop top, canottiere e indumenti che lascino scoperta la biancheria intima. Stop anche a infradito e ciabatte, in questo caso soprattutto per ragioni di sicurezza durante spostamenti e ricreazione.

A vigilare saranno insegnanti e personale Ata. Il primo passo sarà un richiamo verbale; in caso di recidiva entreranno in scena registro elettronico e famiglia. Fino alla possibilità di chiedere allo studente di cambiarsi.

La sobrietà diventa materia scolastica

Regole analoghe sono state ricordate anche all’istituto agrario Emilio Sereni, dove si chiede un abbigliamento “sobrio e decoroso”, evitando bermuda, canotte, pantaloni molto strappati, capi eccessivamente corti e calzature da spiaggia.

Ancora più dettagliata la linea dell’istituto comprensivo di via Acquaroni: nel mirino anche felpe con slogan ritenuti provocatori o offensivi, abiti logori e mode giudicate poco adatte all’età degli studenti. E il principio vale pure per gli adulti. Ai docenti viene ricordato che l’esempio passa anche dal guardaroba. La questione era già esplosa in primavera al liceo Vittoria Colonna, dove con l’arrivo del caldo erano stati banditi abiti troppo estivi, infradito e perfino tacchi o zeppe particolarmente alti, questi ultimi per motivi di sicurezza.

Insomma, mentre fuori dalle aule la moda predica libertà assoluta, dentro alcune scuole romane torna in auge una parola dal sapore decisamente antico: decoro. Resta da capire se servirà davvero a migliorare l’ambiente scolastico o se, tra un crop top e una bermuda, finirà per diventare l’ennesima lezione non prevista dal programma.