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Passera: “Roma senza futuro”. Affare olimpico con Malagò

Passera: “Roma senza futuro”. Affare olimpico con Malagò
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“Disagio sociale e mancanza di risposte dall’amministrazione”. Schiaffo dell’ex ministro allo Sviluppo Economico alla Giunta Marino “Che non può più essere lasciata così com’è”. Poi rilancia con il presidente del Coni la candidatura alle Olimpiadi 2024. Alla sinistra lo sguardo compiaciuto di Walter Veltroni…
Passera: “Roma senza futuro”. Affare olimpico con Malagò

di Alberto Berlini
Sport, famiglia, scuola. Tre semplici concetti, tre complesse politiche che riflettono un’intero progetto politico che nasce guardando a domani. Gli elenca l’ex banchiere Corrado Passera, manager prestato alla politica e che nella “res pubblica” sta tracciando un solco con la sua Italia Unica.
La sede “amica” del Circolo Canottieri Aniene distilla gli applausi in una presentazione che ha visto il padrone di casa Giovanni Malagò far da spalla di qualità mentre Walter Veltroni giocava nel suo ruolo di “politico in aspettativa” con una candidatura al Campidoglio. Grande assente l’annunciato Gianni Letta: voci parlano di un Berlusconi indispettito dalla sua presenza alla corte di un possibile rivale capace di drenare a Forza Italia i voti dell’Italia in giacca e cravatta.
Tributati gli onori di casa, Malagò scalda la sua platea cavalcando l’ondata di entusiasmo e nelle vesti di presidente del Coni rilancia sull’ipotesi di candidare Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2024, ponendo la spilla del Coni sulla giacca dell’assessore allo Sport di Roma Capitale, accreditato ora di un salvacondotto dopo le perturbazioni nella giunta Capitolina.
Un assist che lo stesso Corrado Passera non mancherà di spingere in rete: “Credo che le Olimpiadi possano essere un grande catalizzatore, se ben gestite ed amministrate. Sono molto favorevole a utilizzare questi grandi eventi, a patto di farli nel modo migliore e, da questo punto di vista, la regia di Malagò può essere una garanzia”. Passera, ministro proprio in quel Governo Monti che nel 2012 bocciò la candidatura della Capitale, ha ricordato così quel passaggio: “All’interno del nostro Governo ci fu una forte discussione sul tema, poi l’esecutivo decise nella sua interezza di rinunciare alla candidatura per il 2020”.

La riflessione di Corrado Passera passa per i problemi che affliggono la Capitale: “Certamente si è accumulato a Roma un livello di disagio e di non sufficiente risposta e in questo si sono accumulate le responsabilità dell’ultima amministrazione, che non può più essere lasciata così com’è. Roma – ha ribadito Passera – ha bisogno di un piano a medio termine, e di una determinazione nel mettere a posto le cose accumulate nel passato e avere un piano per il futuro che oggi non c’è”.
Alla sua sinistra era impossibile non notare uno sguardo compiaciuto di Walter Veltroni, nome nobile della politica romana accreditato a salire al Quirinale da protagonista dopo aver recitato la parte del cittadino impegnato e cita una metafora del mondo fondata sul correttore dell’iPhone che trasforma “sa” in “sto arrivando”. La conoscenza con l’urgenza di fare, di arrivare, e fa trapelare una velata polemica sulla fretta del nuovo inquilino di palazzo Chigi.
Ancora un assist contro il renzismo che serve a Passera per collocare la sua creatura politica nel posto dell’alternativa al populismo. “Quando una crisi economica dura tanto ci va di mezzo la democrazia. E la democrazia funziona quando c’è alternanza”. Il leader di Italia Unica non cita né Renzi né Salvini, mutuando proprio da Veltroni la tecnica di non citare l’avversario (basta ricordate a proposti di Berlusconi “Il principale esponente dello schieramento a noi avverso” Ndr) ma l’attacco è ben chiaro. Tra i mali che affliggono il Paese, sostiene Passera c’è proprio il populismo che si batte “con la serietà e con la chiarezza delle proposte. Spiegando non solo gli obiettivi ma anche come si intendono raggiungerli insieme. La democrazia è la strada fondamentale che funziona quando c’è alternanza”.
Il dado è tratto e nella rete di Italia Unica si vanno allargando adesioni e interlocuzione, a partire dai sindaci dei comuni italiani come Flavio Tosi. Per riconquistare la metà dell’opinione pubblica attratta dalle sirene dell’astensione e percorsa da tentazioni populiste, così grandemente rappresentata nella sala del prestigioso Circolo Corrado Passera rilancia l’esigenza di pensare e agire in una “logica di squadra”. Ennesima conferma di un’ostilità crescente nei confronti della filosofia “dell’uomo solo al comando” che alimenta l’iniziativa del premier. Senza citarlo, ovviamente, come Veltroni insegna.