Si terrà a Latina, dal 2 al 5 settembre, l’ottava edizione dei Pediatric Simulation Games, una manifestazione in cui, contrariamente a quel che il nome potrebbe lasciar pensare, la sola ed unica gara da portare a termine è quella di riuscire a comprendere in fretta ciò che sta accadendo, decidere come intervenire e riuscire a farlo insieme agli altri. A prendervi parte saranno ben 41 squadre e oltre 300 specializzandi in Pediatria provenienti dalle università italiane e da Francia, Portogallo, Spagna e Ungheria. La competizione si svolgerà nella palestra dell’Istituto di Istruzione Superiore “San Benedetto-Einaudi-Mattei” e i partecipanti affronteranno scenari clinici simulati che riproducono situazioni reali nelle quali, spesso e volentieri, si hanno a disposizione pochissimi secondi per ragionare e agire con prontezza.
L’emergenza è una prova da affrontare e superare insieme
Arresto cardiaco, insufficienza respiratoria, polmonite, ostruzione delle alte vie aeree, shock settico, trauma cranico e malattie rare sono soltanto alcuni delle oltre trenta simulazioni previste. L’obiettivo non è semplicemente arrivare alla diagnosi, ma mettere in pratica procedure, protocolli e capacità di lavorare in squadra, nonché far acquisire agli studenti le conoscenze e le competenze necessarie affinché eventi del genere possano essere previsti e, nella migliore delle ipotesi, scongiurati. Il paziente con cui si interfacceranno non sarà reale, ma ciascuno di loro dovrà comunque dividersi i compiti, comunicare, stabilire le priorità e intervenire senza perdere troppo tempo. Al termine di ogni prova, poi, ci sarà il debriefing, nel quale ciò che è stato fatto viene analizzato insieme ai formatori, errori compresi.

Il motto è “Learn to Play, Play to Learn” e racchiude alla lettera l’impostazione della manifestazione, basata esplicitamente sull’imparare per giocare e sul giocare per imparare, mentre la competizione crea una situazione nella quale la preparazione non rimanga solamente sui libri. Del resto, i Pediatric Simulation Games nacquero nel 2017 da un’idea di Riccardo Lubrano, primario di Pediatria e Neonatologia al Santa Maria Goretti di Latina e docente alla Sapienza, e furono pensati proprio come una sorta di “Olimpiade” della pediatria d’urgenza, costruita attorno alla messa in scena di casi clinici e al confronto tra team. Una formula che sin dalla prima edizione si è dimostrata vincente, soprattutto perché spinge i giovani medici a non limitarsi a conoscere le procedure e a metterle in pratica in maniera efficace nei momenti di maggiore pressione, davanti a manichini ad alta fedeltà capaci di riprodurre parametri e condizioni di un piccolo paziente.
Non a caso, l’evento registrò una notevole crescita, tant’è che nel 2019, alla sua ormai terza edizione, godeva già di una certa rilevanza oltre i confini nazionali con 40 squadre, di cui 34 italiane e 6 straniere, con membri da Francia, Spagna, Lettonia e Algeria, e una giuria composta da esperti provenienti da importanti centri internazionali. Successivamente, Latina è divenuta la sede stabile dei Games, trovando una dimensione propria in continua espansione.
La gara ha inizio ben prima di arrivare a Latina
L’aspetto più interessante è che le sfide cominciano ben prima di giungere nel capoluogo pontino. Quest’anno, ad esempio, si sono tenute lezioni di preparazione a Catania e a Napoli, accompagnate da esercitazioni pratiche per allenare la parte relativa alla gestione emergenziale e al lavoro di squadra. Una scelta che dice molto sul senso della manifestazione, poiché in situazioni critiche non è sufficiente che i singoli medici sappiano cosa fare, ma è necessario un intero gruppo i cui componenti sappiano lavorare in sinergia. Ad osservare e a valutare le prove ci saranno formatori e giudici di rilievo a livello mondiale. Tra gli esperti coinvolti figurano professionisti legati a strutture come il Boston Children’s Hospital, lo Stollery Children’s Hospital di Edmonton, il Children’s Hospital of Philadelphia e Stanford Medicine Children’s Health.
Insomma, chiamarli “Games” potrà pure sembrare curioso e insolito, ma il meccanismo è tutt’altro che giocoso. Anzi, qui si simula per esercitarsi, si compete per misurarsi e si analizzano gli errori per capire dove e come migliorare.


