“Sindaco non ci gettare nei rifiuti” e “Sindaco dacci il lavoro”. Questi i cartelli esposti in aula Giulio Cesare durante la seduta straordinaria sui rifiuti che si è tenuta in Campidoglio. “Siamo 250 persone non assunte all’Ama: abbiamo fatto una selezione con la municipalizzata e Manpower, abbiamo vinto il concorso, siamo stati vaccinati, abbiamo fatto il corso e le visite, pagate dall’azienda, e poi dall’estate 2011 non siamo più stati chiamati – hanno spiegato i manifestanti – ma invece di chiamare noi hanno chiamato i loro amici delle cooperative. E noi siamo qui in attesa da 2 anni”.
E proprio sui sacchi della spazzatura si gioca la partita politica odierna con la scenografica protesta dell’opposizione che ha occupato gli scranni del sindaco Ignazio Marino e della giunta con sacchi neri e con l’immagine della “maialina” Peppa Pig. “Questa è la risposta della cittadinanza. – ha detto il capogruppo del Nuovo Centrodestra, Sveva Belviso incalzata da Giordano Tredicine: “Per sette mesi Marino ha venduto all’estero una corsia preferenziale. Questa immagine è niente rispetto ai maiali che grufolano nella spazzatura”.
Mentre la sceneggiata occupava la cronaca politica dagli uffici del Tribunale di Roma arrivano alcuni inquietanti dettagli sull’inchiesta che vede incriminato il patron di Malagrotta. La richiesta di arresto per Manlio Cerroni, che attende di essere ascoltato dagli inquirenti per l’interrogatorio di garanzia, era stata inoltrata dalla Procura al gip Massimo Battistini il 16 marzo 2013. L’istanza, però scomparve: la scoperta che la corposa documentazione era stata rubata venne fatta il 16 luglio successivo, tanto che la Procura, oltre ad aprire un procedimento per furto a carico di ignoti, fu costretto a sollecitare di nuovo l’applicazione del provvedimento restrittivo.

“Non può non sottolinearsi – scrisse il pubblico ministero nella riproposizione dell’istanza di arresto – come la sottrazione degli atti del fascicolo depositato presso codesto ufficio gip, dell’originale della richiesta di misura cautelare, come da denuncia resa in data 16 luglio 2013, pur essendo allo stato commesso da soggetti ignoti, deve con ogni probabilità ricondursi alla sfera di influenza esercitata dagli odierni indagati la cui ‘onnipresenza’ all’interno della pubblica amministrazione è conclamata da una serie di infinita di riscontri”. Fu proprio questo episodio, unito al concreto pericolo di reiterazione dei reati contestati “per fatti di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività”, a spingere il gip ad adottare i provvedimenti restrittivi.




