Penultimo atto, poi la legge n.75, quella che modifica il Piano Casa di Renata Polverini, rischia di diventare legge. Ed esplode la polemica sulla possibilità che la Giunta guidata da Nicola Zingaretti possa ricorrere al maxiemendamento per chiudere ogni possibilità all’opposizione di modificare la legge.
Ed è lo stesso Pd che quando al governo c’era il centrodestra, si scaglio contro la pratica del maxiemendamento ricorrendo ad un parere pro veritate affidato al costotuzionalista Michele Ainis. All’epoca, per “bombardare” la colata di cemento che voleva la maggioranza, a formare la richiesta furono Radicali, Pd, Sel e altri partiti. Una volta saliti al governo della Regione, utilizzano lo stesso strumento per chiudere il dibattito infinito.
A rivelare il “doppiogiochismo” del Democratici è il “laboratorio” Carteinregola che riunisce diverse associazioni impegnate sul territorio e ha come mission l’analisi delle criticità urbanistiche e ambientali. Scrive Carteinregola: “Da tempo Carteinregola e altre associazioni e comitati si battono contro la proroga del Piano casa della Regione Lazio, perchè le modifiche apportate dall’attuale giunta Zingaretti al Piano Polverini, che dovrebbe scadere a gennaio prossimo, si sono limitate a cancellare solo un paio di aspetti – seppure abnormi – lasciando quasi intatti tutti gli articoli introdotti dalla consigliatura di centrodestra, che per lo più non hanno uguali nel resto d’Italia. Così
siamo andati a spulciare tra le iniziative dell’allora opposizione di centrosinistra, quando era la Polverini a usare questa procedura piuttosto antidemocratica per approvare il Piano casa, e abbiamo trovato un “parere pro veritate”.
Ma cosa dice il costituzionalista a proposito della battaglia che oggi vede dall’altra parte il blocco della sinistra? “Nessuna modalità procedimentale, sia pur giustificata dall’intento di arginare condotte ostruzionistiche, può reputarsi costituzionalmente lecita quando finisca per negare alla radice i diritti delle opposizioni, trasformando l’iter legis in un canto solitario della maggioranza di governo. In una Costituzione pluralistica come quella italiana del 1947, ogni diritto – e ogni potere – deve bilanciarsi con altri diritti e poteri; altrimenti s’aprirebbe un varco alla «tirannia dei valori» di cui parlò Carl Schmitt”.
La battaglia è aperta, giovedì si saprà se il Pd ha ritrovato la memoria e il parere con il quale voleva fermare Renata Polverini
