Come votano gli italiani? In questa settimana, il termometro politico segna il centrodestra in vantaggio ma con qualche dubbio legato all’erosione della percentuale di gradimento del Governo Meloni, alla variabile Vannacci e alla possibile collocazione in coalizione di Futuro Nazionale. Centrosinistra che rincorre ma resta comunque in scia, a patto di trovare unità e un leader riconoscibile. È la foto della settimana legata alle intenzioni di partito degli italiani.
Centrodestra: il calo di Meloni e l’accelerazione di Vannacci
Osservando i numeri legati alle intenzioni di voto, il centrodestra è ancora leggermente in vantaggio con o senza Vannacci. Futuro Nazionale guadagna il primato della settimana con un altro mezzo punto di percentuale. Essere fra il 4,5% e il 5% è più di un segnale e, piuttosto, la fotografia di un movimento che si sta strutturando e radicando nel territorio molto più rapidamente del previsto anche rispetto agli esercizi di ottimismo o diffidenza di simpatizzanti e detrattori. Fisiologico che a risentirne siano i partiti di coalizione. La Lega, nonostante un lieve progresso, non riesce a uscire dall’alveo del 6,9%. Anche Forza Italia (7,7%) lascia un paio di decimi, mentre è più evidente il solco fra i Fratelli d’Italia che arretrano di 0,3% di percentuale, assestandosi al 27,8%. Un calo rispetto al consenso pre-referendum, quando in via della Scrofa si viaggiava su un rassicurante 30%. Stabile Noi Moderati, con l’1%.
Fiducia nel governo in calo: è ai minimi degli ultimi mesi
Parallelamente alla flessione di Fratelli d’Italia, diminuisce anche il livello di fiducia nel governo. Spiegazione fisiologica: la crisi in Medio Oriente, il costo dell’energia e il caro carburanti toccano nel vivo le carni dell’elettorato. Il rallentamento delle preferenze di FDI è proporzionale anche nei confronti della premier, essendo Giorgia Meloni specchio riflesso del proprio partito. Il 38,1% è una percentuale che invita alla riflessione più che all’allarme anche perché, al netto del calo, la Meloni è ancora e saldamente in testa come espressione politica e figura di leader all’interno del panorama nazionale. Resta comunque da analizzare una situazione complessa, avviluppatasi intorno al post – referendum che ha contribuito all’erosione del consenso.
Centrosinistra a caccia di leader e leadership
Se Sparta piange, Atene non ride. Sul versante delle opposizioni non si riesce a cambiare marcia, complice anche una Elly Schlein in difficoltà e messa sotto pressione dalle dimissioni della Picierno e un Giuseppe Conte molto attivo ma che comunque ancora fatica a radicare il M5S nel territorio. Il Partito Democratico si assesta al 21,8% perdendo lo 0,2. Statico anche il Movimento Cinque Stelle che con il 12,6% brucia lo 0,1. Gli unici a sorridere sono Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. L’alleanza Verdi e Sinistra continua a dare i suoi frutti: + 0,3% che permette ad AVS di toccare quota 6,3% e insidiare la Lega di Matteo Salvini. Il resto del campo largo deve rincorrere: + Europa non si avvicina neanche al 2% restando ancorata all’1,7%. Matteo Renzi e Carlo Calenda che combattono un personalissimo testa a testa: 2,8% per Azione, 2,4% per Italia Viva in attesa di capire dove e come si collocheranno i due leader.

