Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Priebke, complici noi, è entrato nella storia

Priebke, complici noi, è entrato nella storia

A modo suo è riuscito a diventare famoso, e per ottenerlo ha sfruttato i riflessi condizionati dell’antifascismo e antinazismo. Erich Priebke ebbe parte – come decine di altri militari tedeschi – nell’orrendo eccidio delle Fosse Ardeatine; un posticino appartato, all’ombra del capo della SS Kappler, in una vicenda tragica diventata simbolo dell’efferatezza hitleriana. Ma nessuno si ricordava di lui, rifugiato in Argentina dopo la guerra mondiale, come tanti ex nazisti. Un tranquillo ottantenne che risiedeva a Bariloche, in montagna, e conduceva un’esistenza normale.
Così normale da poter venire in Italia più volte come turista. La giustizia di casa nostra aveva stabilito che l’unico totale responsabile della strage delle Ardeatine era Kappler; gli altri avevano obbedito ad un ordine, punto e basta.
Probabilmente è per invidia verso chi era entrato nel discutibile Gotha dei criminali di guerra (come Eichmann) che all’inizio degli Anni ’90 Priebke raccontò ad una televisione americana di aver fatto parte di coloro che spararono agli ostaggi nei sotterranei alla periferia di Roma. L’eco arrivò in Italia, e nel 1995 l’Argentina (che voleva far dimenticare le atrocità interne, i desaparecidos e i prigionieri politici gettati nell’oceano dagli aerei militari), estradò l’ex SS verso di noi.
Il resto era scontato; processo, condanna all’ergastolo, esecrazione generale. Anche noi italiani dovevamo far dimenticare qualcosa: che contro tanti altri criminali di guerra, tedeschi e anche italiani, la giustizia non aveva saputo o voluto agire.
Corollario del tutto, Priebke ha indossato la divisa dell’irriducibile nazista, che non mostra pentimento e nemmeno rammarico, lasciando addirittura un testamento con la negazione dell’Olocausto (neanche fosse un Ahmadinejad qualsiasi).
Perso l’autobus della celebrità in un primo tempo, l’ha riacchiappato alla grande alla fine; ci è riuscito sfruttando a suo pro la nostra indignazione, autentica o rituale che sia stata.


Marco Volpati