La Di Donato, storico laboratorio multiculturale di Roma, si rivolge al Quirinale contro le nuove regole sulle classi prime: “Non siamo numeri da distribuire”. Nel mirino il limite del 30% previsto dal provvedimento del Governo.
All’Esquilino il nuovo decreto sulla scuola finisce direttamente sulla scrivania del Quirinale. A rivolgersi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella sono i genitori della Federico Di Donato, istituto dell’IC Daniele Manin e da anni uno dei simboli romani della convivenza tra culture, lingue e provenienze diverse.
Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri introduce dal 2027/28 un limite del 30% nelle classi prime per determinate categorie di studenti con cittadinanza non italiana: nella primaria riguarda chi non è nato in Italia o non ha frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; alle medie e alle superiori chi non abbia completato positivamente almeno tre anni nel sistema scolastico nazionale.
“I bambini non sono quote”
Per le famiglie della Di Donato, però, trasformare la composizione delle classi in una questione di percentuali significa partire dal criterio sbagliato. Nell’appello viene contestata la distinzione basata sulla cittadinanza e si sostiene che un documento non possa raccontare la conoscenza dell’italiano, il percorso scolastico, i legami sociali o le necessità reali di un bambino.
I genitori utilizzano parole durissime, arrivando a evocare la logica delle leggi razziali. Un parallelismo politico e storico che appartiene all’appello delle famiglie e che fotografa il livello dello scontro aperto attorno al decreto.
“Il problema? Tetti che perdono e insegnanti che scappano”
Poi l’affondo diventa molto romano e molto concreto. Alla Di Donato, ricordano le famiglie, i lavori di adeguamento sismico vanno avanti da quattro anni, la scuola dell’infanzia attende ancora spazi e cortile e molti docenti pendolari lasciano Roma perché gli affitti sono insostenibili. Da qui il messaggio: prima di distribuire gli studenti, bisognerebbe forse riuscire a trattenere gli insegnanti e terminare i cantieri.
L’appello finale è indirizzato a Mattarella, invitato a non firmare il decreto, e al Parlamento, chiamato a non trasformarne le norme in legge. La promessa della Di Donato è altrettanto netta: nella scuola della Repubblica, sostengono i genitori, nessun bambino dovrebbe domandarsi da quale parte della percentuale è stato messo.


