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Primarie, il Pd ci mette la faccia Bufera Marino, Marchini va da solo

La corsa al Campidoglio entra nel vivo. Con la consegna delle firme parte la campagna elettorale per le primarie con cui il centrosinistra deciderà il nome dello sfidante di Gianni Alemanno. Sbocciano le prime polemiche che vedono i candidati schierarsi compatti contro la candidatura dell’ultimo momento del senatore Ignazio Marino. A tirarsi fuori dal polverone è invece Alfio Marchini che pur, presentando le firme si tira fuori dalla competizione interna al Pd. TUTTI I NOMI

di Alberto Berlini

Alla corsa per la candidatura a Sindaco di Roma ci sarà anche Ignazio Marino. Anche il senatore è quindi ufficialmente in campo nelle primarie del centrosinistra: una scelta di partito, come dimostrano l’alta percentuale di firme appartenenti agli iscritti raccolti dal suo comitato, ben 2500 sulle 5600 presentate. Alle primarie del 7 aprile parteciperanno anche David Sassoli, Umberto Marroni, Paolo Gentiloni, Patrizia Prestipino e il giovane candidato socialista  Mattia Di Tommaso.. Ed è proprio il 27enne Mattia Di Tommaso il primo ad arrivare lunedì mattina nella sede del Partito Democratico in via delle Sette Chiese. Alla consegna delle 4465 firme raccolte per la sua candidatura si è presentato accompagnato da Diana Pierdicca – segretario dell’associazione SOS diritti e legalità – Alfonso Martinelli – vicepresidente dell’associazione 180 Amici – e Federica Ciuffarella – coordinatrice del comitato elettorale. Il giovane giurista esperto di diritti umani si affida ai giovani e confida in una sfida aperta alla società civile, “e non una semplice conta interna tra i partiti. Spero che siano primarie davvero aperte a tutti, facendo votare anche gli stranieri e i ragazzi di 16 anni”.

Una sfida che almeno negli intenti della prima ora pare guardare alle problematiche della città piuttosto che a quelle tutte interne al Partito Democratico. Questo lo spirito che animava un orgoglioso Paolo Gentiloni che sfugge alle polemiche nel momento di depositare le 6mila firme raccolte per la sua candidatura. “Farò una campagna tutta incentrata sui problemi di Roma, senza nessuna disponibilità a polemiche interne di tipo correntizio”.
“Io c’ho messo due mesi…ci devono essere dei segreti…”, “Ah non lo so, io le ho iniziate a raccogliere dal 7 novembre”. I protagonisti del “siparietto” ironico sono rispettivamente i candidati alle primarie a sindaco di Roma, David Sassoli e Umberto Marroni. I due si sono incrociati nella sede Pd in via delle Sette Chiese per la consegna delle firme e mentre venivano immortalati dai fotografi in una stretta di mano, si sono scambiati le due battute in tono ironico. Entrambi all’arrivo avevano fatto chiari riferimenti alla candidatura “dell’ultima ora” di Ignazio Marino. Così il candidato alle primarie a sindaco di Roma, David Sassoli, consegnando le firme in via delle Sette Chiese per la partecipazione alle primarie. Sassoli scherzando ha aggiunto: “Ma stanno sicure qui? Io me lo porto a casa!”.

Contemporaneamente in via delle Sette Chiese, anche Umberto Marroni che insieme alle 4mila firme ha consegnato anche la bozza del programma e non ha mancato di sottolineare l’assenza del senatore Pd: “Io e gli altri candidati siamo venuti personalmente perché essere qui oggi ci sembra una cosa importante. Marino è un candidato dell’ultima ora ed ha, quindi, il limite di essere calato dall’alto”.
Con la consegna delle firme, e nell’attesa della convalida da parte della commissione di garanzia è quindi ufficialmente partita la campagna elettorale. E al rituale delle polemiche contro la nomenklatura del partito non si è sottratta neppure Patrizia Prestipino: “Noi la pratica delle firme l’abbiamo archiviata lo scorso 20 dicembre nel rispetto del primo termine indicato dal Pd Roma, consegnandone quasi 6 mila”.

Una sfida che sia nell’interesse della città, come annunciato dal candidato di Sel Luigi Nieri, già assessore al bilancio nella giunta Marrazzo e che stila le prime proposte del programma “un Piano per una mobilità sostenibile; un nuovo ciclo dei rifiuti, che ponga al centro la differenziata, il riuso, il riciclo; il blocco di ogni cementificazione e diverse proposte per il welfare e il sostegno agli ultimi, ai precari e ai più bisognosi di questa città”.

Chi invece si tira fuori è Alfio Marchini, il nome nuovo della competizione, sul cui annuncio di discesa, o salita, in politica si parla da qualche mese, su sponda centrosinistra o centrodestra o addirittura come indipendente tale da scompaginare il quadro preesistente. “Ho sperato che maturassero anche le condizioni politiche per una competizione che andasse oltre il legittimo confronto tra diverse correnti interne – chiarisce il costruttore in una nota –  pur con rammarico, non mi è rimasto che prenderne atto”.
Sarò fuori dalla competizione o fuori dal centrosinistra andando da solo? La risposta è attesa sui manifesti.