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Processo Cerroni, scontro tra legali. Parti civili, il round alla difesa

MONEZZA STORY. Trent’anni di monnezza alla sbarra. Il piemme Galanti si lamenta dell’eccessivo spazio alla difesa. Replica durissima del presidente del Collegio giudicante. Ama, Provincia di Roma e Regione si costituiscono

di Fabio Carosi

La seconda udienza del processo a Manlio Cerroni e alla “cricca della monnezza” è già scontro. Si discute delle costituzioni di parte civile, dei privati delle associazioni ambientaliste e di cittadini e delle istituzioni che potrebbero aver subito danni da una gestione monopolista, compresa Regione Lazio, Comuni e Provincia di Roma che hanno fatto da spettatori per anni alla “soluzione Manlio” dei rifiuti di Roma e di una serie di Comuni della provincia.
Ed è scontro feroce con gli avvocati della difesa che almeno dal punto di vista della teatralità e dell’organizzazione mettono all’angolo i colleghi delle parti civili. E’ un ‘uno a zero’ sul quale pesa anche una frase pesantissima del presidente Piero De Crescenzo rivolta al piemme Alberto Galanti che si è lamentato dell’eccessivo spazio che il collego ha dato al pool difensivo, affermando che se lo avesse saputo si sarebbe organizzato meglio. Lapidario il presidente del Collegio: “E chi glielo ha impedito”.
Così dopo quattro ore di udienza interrotta a singhiozzo e in un aula col termometro a 40 gradi e l’umidità vicina al 100 per cento, i giudici si sono riuniti in Camera di Consiglio alle 18 per decidere se accogliere le 22 richieste di parte civile già presentate nella prima udienza, alle quali il secondo giorno se ne sono aggiunte altre 8 con Ama, Regione Lazio e diversi Comuni.
Il nodo del contendere è tutto in punta di diritto, visto che l’Avvocatura dello Stato ha presentato formalmente la propria costituzione e che quindi gli enti locali potrebbero essere superati. Poi ci sono le associazioni che lamentano danni ambientali e sociali derivanti dal monopolio e i privati cittadini, molti dei quali deceduto per malattie associate nei documenti all’inquinamento. Temi che cozzano contro i capi d’accusa e che hanno dato gran vigore alla difesa che ha messo in piedi uno show, presentando memorie e documenti per confutare la richiesta di poter accedere al percorso risarcitorio e dividendo l’esercito dei presunti danneggiati in tre filoni: cittadini, istituzioni e privati.

La seconda notizia del giorno è che la Provincia di Roma si è costituita dopo l’incredibile e inspiegabile silenzio della prima udienza e la “surroga privata”, presentata spontaneamente dall’avvocato Giuseppe Rossodivita  e quella della Regione Lazio nella doppia veste di imputata per via dei due dirigenti Fegatelli e De Filippis, “parte integrante del meccanismo Cerroni”. Quindi la Regione è allo stesso tempo danneggiante e danneggiata in un paradossale processo contro se stessa.
Quindi la Camera di Consiglio per decidere se gli avvocati di parte civile possono interloquire per spiegare i motivi delle costituzioni. Battaglia a suon di sentenze e di codici per decidere la strada che il maxiprocesso a trent’anni di rifiuti dovrà seguire nelle prossime udienze.