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Quasi due milioni spariti e un’inchiesta che si allarga… ma i video social rischiano di costare cari a Maurizio Battista

Svolta nell’inchiesta che vede contrapposti Maurizio Battista e il suo ex manager Fabio Censi. La Procura di Roma contesta a Censi una presunta truffa aggravata da quasi due milioni di euro ai danni del comico. Parallelamente, però, anche Battista rischia un processo per diffamazione dopo i numerosi video pubblicati sui social contro l’ex collaboratore.

Quasi due milioni spariti e un’inchiesta che si allarga… ma i video social rischiano di costare cari a Maurizio Battista

La Procura chiude le indagini sull’ex manager Fabio Censi, accusato di aver sottratto quasi 1,9 milioni di euro al comico romano. Ma anche Battista potrebbe finire a processo: nel mirino dei magistrati gli oltre cento video pubblicati sui social contro l’ex collaboratore.

Quasi due milioni al centro dell’inchiesta

Quella che sembrava soltanto una rottura professionale si sta trasformando in una delle vicende giudiziarie più delicate del mondo dello spettacolo romano. Da una parte c’è Maurizio Battista, volto amatissimo della comicità italiana, dall’altra il suo ex manager Fabio Censi, con il quale aveva condiviso per anni la gestione dell’attività artistica. La Procura di Roma ha infatti chiuso le indagini preliminari contestando a Censi il reato di truffa aggravata dall’ingente danno patrimoniale. Secondo l’accusa, il professionista avrebbe sottratto complessivamente circa 1 milione e 915 mila euro, denaro derivante soprattutto dagli spettacoli messi in scena al Teatro Olimpico della Capitale.

Nella ricostruzione del pubblico ministero Luca Guerzoni, Censi avrebbe sfruttato il rapporto fiduciario instaurato con Battista per assumere progressivamente il controllo della gestione economica degli eventi, facendo subentrare la propria società nella gestione degli incassi e arrivando, secondo l’accusa, anche a utilizzare firme ritenute apocrife per movimentare denaro sui conti correnti. Accuse che la difesa respinge con decisione, definendole prive di adeguati riscontri documentali e contestando il metodo con cui sarebbero stati calcolati gli importi contestati.

Anche il comico Battista finisce nel mirino

La vicenda, però, presenta un clamoroso effetto boomerang. Se da un lato l’inchiesta sembra dare credito alle denunce presentate dal comico, dall’altro proprio Battista rischia ora di dover rispondere davanti a un giudice.

Gli investigatori hanno infatti acceso i riflettori sulla lunga campagna social portata avanti dall’artista negli ultimi mesi. Oltre cento filmati pubblicati soprattutto su Facebook, nei quali l’ex manager sarebbe stato ripetutamente apostrofato con espressioni pesantissime come “ladro”, “truffatore”, “disonesto”, ma anche con insulti personali e appellativi offensivi. Secondo la Procura, quelle esternazioni potrebbero aver oltrepassato il confine del diritto di critica, integrando il reato di diffamazione. Una valutazione che potrebbe tradursi in un ulteriore procedimento giudiziario.

Il risultato è un paradosso giudiziario destinato a far discutere: mentre l’ex manager si prepara a difendersi dalle accuse di una presunta truffa milionaria, anche il comico romano dovrà fare i conti con le conseguenze di una battaglia combattuta non solo nelle aule di giustizia, ma anche davanti alla telecamera del suo smartphone. La parola passa ora al giudice, chiamato a stabilire responsabilità e confini tra denuncia pubblica, libertà di espressione e tutela della reputazione.