Non bastava la batosta della Corte dei Conti che ha contestato un danno erariale di quasi 400mila euro per il rinvio dei lavori nel periodo 2006-2010 e la maggiorazione dei costi per il tratto Pantano-Centocelle, il buco della Metro C sputa fuori solo polemiche. Le ultime carte le spolverano i consiglieri del movimento 5 stelle.
Sotto accusa l’accordo del 9 settembre 2013 tra comune e la società costruttrice che secondo i pentastellati potrebbe far ravvisare un potenziale ulteriore danno erariale. Da quell’accordo alla società Metro C veniva richiesto solo l’obbligo di esecuzione dei lavori, prorogando altresì la consegna dei lavori e prevedendo il pagamento di ulteriori 90 milioni di euro.
“E’ infatti questo terzo accordo stipulato autonomamente da Roma Metropolitane con Metro C, senza l’assenso preventivo degli enti cofinanziatori – proseguono i consiglieri pentastellati – l’atto incriminato definito ‘atto attuativo della Delibera CIPE n. 127 dell’11 settembre 2012 e conseguente adeguamento del contratto del 12 ottobre 2006’. Infatti fu l’assessore pro tempore al bilancio a rilevare nel novembre 2013 come spetti a Metro C in qualità di Contraente generale assumersi per intero obblighi di realizzazione dell’opera finale con i relativi oneri e rischi complessivi”.
“Al contrario – proseguono i 5 Stelle capitolini – l’accordo transattivo del 9 settembre 2013 ha alterato questo rapporto riversando sul committente pubblico – Roma Metropolitane – buona parte dell’alea della realizzazione dell’opera. Inoltre, adottato al di fuori della procedura di bonario accordo va oltre quelle che sono le prestazioni canonizzate negli atti precedenti aggiungendo ulteriori 90 milioni di Euro a favore di Metro C che non trovano alcuna corrispondenza, appunto, negli atti precedenti”.
Sotto accusa finisce l’operato di Improta che nel luglio 2013 quale assessore pro tempore alla mobilità e Trasporti affida a Roma Metropolitane la valutazione dell’ipotesi transattiva che poi porterà all’accordo del 9 settembre 2013. I consiglieri del M5S Roma hanno investito la Procura a verificare se “in relazione all’accordo del 9.9.2013 sia o meno prefigurabile a carico dei vertici della società Roma Metropolitane, del sindaco Marino, dell’assessore Improta, dell’avvocatura, qualsivoglia responsabilità amministrative e/o per danno erariale”.
